Altro che tariffe stracciate: volare, soprattutto con le compagnie low cost, sta diventando un esercizio sempre più costoso e complesso. A far lievitare il prezzo finale dei biglietti non è soltanto il caro carburante, ma una galassia di costi aggiuntivi che, sommati, possono trasformare una promozione allettante in una spesa ben più onerosa del previsto.
A puntare il dito sono associazioni dei consumatori e società specializzate nell’assistenza ai passeggeri, che denunciano una crescita sistematica degli extra. Il fenomeno, acuitosi con le tensioni internazionali e i rincari del jet fuel legati alla crisi in Iran, ha spinto anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad aprire un faro sulle pratiche adottate da alcune compagnie.
Sotto osservazione finisce in particolare il caso della compagnia spagnola Volotea, segnalata per l’introduzione di un supplemento carburante applicato addirittura dopo l’acquisto del biglietto. La compagnia prevede infatti una verifica del prezzo del carburante a ridosso della partenza: se i costi aumentano, il passeggero può essere chiamato a versare fino a 14 euro in più a tratta; se diminuiscono, è previsto un rimborso. Una clausola che ha sollevato dubbi sulla trasparenza e sull’equità delle condizioni contrattuali, tanto da spingere il Codacons a presentare un esposto.
L’Antitrust, recepita la segnalazione, ha avviato accertamenti e chiesto ulteriori riscontri sui casi analoghi segnalati dai viaggiatori italiani. Il nodo centrale resta quello della prevedibilità della spesa: un biglietto acquistato oggi può davvero costare di più domani, senza che il passeggero abbia margini di scelta.
Ma il carburante è solo una parte del problema. Il vero terreno su cui si gioca la partita dei rincari è quello dei servizi accessori, ormai diventati la principale fonte di ricavi per molte compagnie. Il bagaglio, per esempio, è sempre più spesso un lusso: negli Stati Uniti diverse compagnie hanno ritoccato verso l’alto le tariffe per il primo collo in stiva, mentre il gruppo Lufthansa ha introdotto il bagaglio a mano a pagamento sui voli di corto raggio per chi sceglie la tariffa Economy Basic.
Ancora più evidente è la crescita dei costi legati alla scelta del posto a sedere. I numeri parlano chiaro: Ryanair è passata da 4,5 a 33 euro, EasyJet da 1,49 a 16,99 euro, mentre Vueling ha spinto l’asticella fino a 85 euro per garantirsi un posto specifico. Anche Wizz Air segue la stessa traiettoria, con tariffe che possono arrivare a 60 euro rispetto ai 4 iniziali.
Non va meglio sul fronte delle modifiche al viaggio. Cambiare volo oggi costa sensibilmente di più: fino a 60 euro con Ryanair, 59 con EasyJet, 70 con Vueling e 55 con Wizz Air. Un incremento generalizzato che si riflette anche sulle politiche relative ai bagagli, sempre più articolate e onerose.
Il risultato è un effetto moltiplicatore sul prezzo finale. Secondo le stime, il costo complessivo di un biglietto può crescere fino al 443% rispetto alla tariffa base inizialmente proposta. Un dato che fotografa con chiarezza la trasformazione del modello di business del trasporto aereo: il biglietto rappresenta ormai solo una porta d’ingresso, mentre il vero guadagno si costruisce attraverso una lunga lista di opzioni aggiuntive.
A livello globale, il mercato dei servizi ancillari – che comprende anche assicurazioni, noleggio auto e prenotazioni alberghiere tramite i portali delle compagnie – ha raggiunto un valore di 148 miliardi di euro. In Europa, solo il bagaglio a mano genera una spesa annua di circa 10 miliardi.
Con l’avvicinarsi dell’estate e l’aumento della domanda, il rischio è che la pressione sui prezzi continui. Le compagnie, alle prese con costi operativi in crescita, potrebbero intensificare ulteriormente il ricorso agli extra per mantenere i margini.
Per i passeggeri, la conseguenza è una sola: prestare sempre più attenzione. Leggere le condizioni, verificare limiti e supplementi, calcolare il costo reale del viaggio prima di cliccare su “acquista”. Perché oggi, più che mai, il prezzo più basso è spesso solo un’illusione.
