Il grande risiko bancario torna a muoversi e il baricentro, ancora una volta, è Siena. Con la riconferma alla guida di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio accelera sul disegno strategico che da mesi circola negli ambienti finanziari: la costruzione di un terzo polo capace di ridisegnare gli equilibri del credito italiano. Obiettivo dichiarato — o quantomeno ipotizzato — è Banco Bpm, partner già evocato nel 2024 prima del tentativo (poi sfumato) di UniCredit.
A riaccendere i riflettori è stata un’indiscrezione del Financial Times, secondo cui l’amministratore delegato starebbe valutando una mossa drastica per reperire le risorse necessarie: monetizzare la partecipazione in Assicurazioni Generali, detenuta indirettamente tramite Mediobanca. Una leva finanziaria potenzialmente decisiva, considerando che la quota del Leone — di cui Mediobanca è primo azionista con circa il 13% — potrebbe valere nell’ordine dei 7 miliardi di euro.
Una ricostruzione suggestiva, ma che da Siena viene respinta con decisione. In una nota ufficiale, Mps ha chiarito che “non esiste alcuna ipotesi allo studio sulla vendita della quota in Generali”, ribadendo come l’attenzione del gruppo sia oggi interamente concentrata sul percorso di integrazione con Mediobanca. Una smentita netta che, tuttavia, non spegne il dibattito attorno alle possibili evoluzioni del sistema bancario.
Secondo il quotidiano britannico, l’eventuale disimpegno dal Leone potrebbe attirare l’interesse di grandi player nazionali come Intesa Sanpaolo e la stessa UniCredit, che negli ultimi mesi ha rafforzato la propria presenza nel capitale di Generali. Un passaggio che, nelle intenzioni, contribuirebbe anche a rassicurare il governo italiano, da sempre attento a mantenere sotto controllo nazionale un asset considerato strategico. Resta però il nodo delle autorizzazioni: operazioni di questa portata si scontrerebbero inevitabilmente con i vincoli antitrust e con gli equilibri internazionali già in movimento.
Nel frattempo, il dossier Mps-Banco Bpm resta sul tavolo, anche se ancora in una fase interlocutoria. La banca senese ribadisce la linea della prudenza, ma i segnali di convergenza non mancano. Tra questi, il voto favorevole espresso proprio da Banco Bpm — che detiene circa il 3,7% di Siena — in occasione dell’assemblea dei soci che ha sancito la continuità manageriale di Lovaglio.
Sullo sfondo resta anche il capitolo Generali, già teatro di tensioni tra grandi azionisti e protagonista di una delle più aspre partite di governance degli ultimi anni. Una vicenda che si intreccia con le ambizioni di crescita di Mps e con la riapertura di un risiko bancario che, ancora una volta, promette di ridisegnare la mappa del potere finanziario italiano.
