Numeri contro narrazione. È su questo terreno che si consuma l’ultimo affondo dell’opposizione al governo guidato da Giorgia Meloni, con il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico che attaccano su due fronti sensibili: sicurezza e lotta alla corruzione.
A innescare la polemica è Chiara Appendino, deputata del M5S, che dai microfoni di 24 Mattino su Radio24 mette in discussione uno dei pilastri dell’azione dell’esecutivo: la gestione dei rimpatri. “I dati del Viminale parlano chiaro — sostiene —: la media annua dei rimpatri sotto questo governo si ferma a 5.420, con un calo del 20% rispetto ai governi Conte”. Un dato che, nella lettura pentastellata, stride con gli oltre 300 mila sbarchi registrati negli ultimi anni. “Come si può rivendicare un successo?”, incalza.
L’attacco si allarga poi al capitolo sicurezza. Appendino contesta apertamente la promessa di “città più sicure”, denunciando una doppia criticità: da un lato le difficoltà operative delle forze dell’ordine, tra turni pesanti e pensionamenti rinviati; dall’altro la percezione crescente di insicurezza tra i cittadini. “Dalle stazioni ai mezzi pubblici — afferma — aumenta la paura, mentre fenomeni come lo spaccio restano sotto gli occhi di tutti”. La conclusione è netta: “Servono politiche strutturali, non propaganda e decreti spot”.
Ma la deputata guarda anche oltre la contingenza e rilancia il posizionamento politico del M5S in vista delle prossime sfide elettorali. Intervenendo alla presentazione della rivista Italianieuropei, della fondazione presieduta da Massimo D’Alema, Appendino insiste sulla necessità di “dare voce agli invisibili”. Il riferimento è a una vasta platea sociale che — secondo l’esponente pentastellata — si sente esclusa: lavoratori in cassa integrazione, cittadini alle prese con liste d’attesa sanitarie interminabili, fasce fragili che non si riconoscono più nella rappresentanza politica. “Non basta essere uniti — avverte —, serve coerenza. È da lì che nasce la fiducia”.
Sul versante democratico, l’attenzione si sposta invece sulla giustizia e, in particolare, sulla lotta alla corruzione. L’eurodeputato Sandro Ruotolo chiama in causa direttamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio, contestando alcune sue recenti dichiarazioni sul presunto via libera europeo alla riorganizzazione del sistema anticorruzione italiano.
“Non possiamo fermarci agli slogan — sottolinea Ruotolo —. È necessario verificare se le scelte del governo siano davvero compatibili con gli obblighi europei”. Da qui la decisione di presentare un’interrogazione al Commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath, chiedendo chiarimenti sulla tenuta del quadro normativo italiano dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e alla luce della nuova direttiva comunitaria.
Il nodo, per il Pd, è tutt’altro che tecnico: riguarda il principio stesso di responsabilità nella pubblica amministrazione. “Possiamo davvero sostenere — conclude Ruotolo — che gravi abusi di potere non debbano più avere rilevanza penale?”. Una domanda destinata a riaccendere il confronto politico, mentre sicurezza e legalità tornano al centro del dibattito nazionale.
