16 Agosto 2026, domenica
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Pavia, mille fiaccole contro il buio: la città si stringe nel ricordo di Gabriele Vaccaro

Corteo silenzioso dalla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro al Duomo: istituzioni, giovani e comunità uniti nel dolore per il 25enne ucciso. Il vescovo: «Nessuno si rassegni all’insensatezza della violenza»

Una scia di luce ha attraversato le strade di Pavia, fendendo il silenzio di una città ancora stordita. Centinaia di persone hanno preso parte alla fiaccolata in memoria di Gabriele Vaccaro, il giovane di 25 anni ucciso nella notte tra sabato 18 e domenica 19 aprile con un colpo al collo, sferrato in un parcheggio diventato in poche ore luogo simbolo di dolore e smarrimento.

La manifestazione, intitolata “Mille luci per una speranza in ricordo di Gabriele”, ha raccolto cittadini, studenti, amici e istituzioni in un abbraccio corale. Presente anche Antonio Palumbo, sindaco di Favara, il comune agrigentino da cui proveniva il giovane, accanto al primo cittadino pavese Michele Lissia: due comunità unite da una tragedia che ha superato ogni confine geografico.

Il corteo si è aperto proprio nel parcheggio teatro dell’omicidio, con un momento di raccoglimento carico di emozione. Da lì, le fiaccole si sono mosse lentamente, illuminando il percorso dalla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro fino a piazza Duomo. Un cammino composto, senza slogan, scandito soltanto dal passo dei partecipanti e da un silenzio denso, quasi tangibile.

L’iniziativa è nata dalla Consulta dei Giovani di Pavia, con il sostegno della Diocesi, del Comune e dell’Edisu. Un segnale forte, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che hanno scelto di rispondere alla violenza con la presenza, alla paura con la condivisione.

Il momento conclusivo, all’interno del Duomo, è stato affidato alla preghiera guidata dal vescovo Corrado Sanguineti. Parole misurate, ma profonde, capaci di intercettare il sentimento diffuso tra i presenti. «Abbiamo percorso le vie della città con le nostre fiaccole, in silenzio – ha detto – stringendoci ai familiari e agli amici di Gabriele, per condividere il dolore e lo sgomento davanti a una morte assurda».

Il vescovo ha poi allargato lo sguardo, trasformando il lutto in un appello collettivo: «Il nostro cuore ferito si apre a Dio, Signore della vita. A lui affidiamo Gabriele, perché sia accolto nel suo regno, e i suoi cari, perché trovino sostegno e consolazione. Ma preghiamo anche per questa città, perché nessuno si abitui all’insensatezza di certi eventi, perché si risvegli in tutti noi una responsabilità nuova, capace di restituire senso e speranza».

Non è mancato, infine, un passaggio rivolto a chi si è reso responsabile dell’omicidio, un invito che rompe la logica della contrapposizione e richiama alla responsabilità personale: «Preghiamo anche per chi ha tolto la vita a Gabriele – ha aggiunto Sanguineti – perché prenda coscienza di ciò che ha fatto, maturi un autentico pentimento e, nel lungo percorso che lo attende, possa uscire dal buio e ritrovare se stesso».

Una città intera, dunque, ha scelto di reagire non con rabbia, ma con una presenza composta e ostinata. Mille luci accese nella notte, non solo per ricordare una vita spezzata, ma per provare a ricucire, insieme, il tessuto fragile di una comunità ferita.

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