2 Luglio 2026, giovedì
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Delmastro, la Procura generale ribalta il verdetto: chiesta l’assoluzione in Appello

Per il pg “il fatto non costituisce reato”: dubbi sulla reale segretezza degli atti al centro del caso Cospito. In primo grado l’ex sottosegretario era stato condannato a otto mesi

Una richiesta netta, destinata a riaprire il dibattito politico e giudiziario su uno dei casi più controversi degli ultimi mesi. La Procura generale di Roma ha sollecitato l’assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, imputato per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda legata all’anarchico Alfredo Cospito.

Davanti alla terza Corte d’Appello della Capitale, il sostituto procuratore generale Tonino Di Bona ha chiesto ai giudici di far cadere ogni accusa con la formula più ampia: “perché il fatto non costituisce reato”. Una posizione che segna una significativa inversione rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva condannato l’esponente di Fratelli d’Italia a otto mesi di reclusione, con pena sospesa.

Al centro della requisitoria, la questione cruciale della natura degli atti oggetto della presunta divulgazione. Secondo l’accusa in Appello, non vi sarebbe stata una chiara e inequivocabile qualificazione di segretezza. “Non vi era certezza sulla segretezza”, ha sostenuto Di Bona, sottolineando come si trattasse di documenti caratterizzati da una “limitata divulgazione” ma privi di una formale indicazione di riservatezza. Un elemento che, nella ricostruzione della Procura generale, mina alla base la configurabilità del reato contestato.

La vicenda ruota attorno alla diffusione di informazioni riguardanti il regime detentivo di Cospito, detenuto al 41-bis e protagonista di un lungo sciopero della fame che aveva acceso il dibattito pubblico e politico. Proprio in quel contesto, la divulgazione di alcune notizie aveva sollevato interrogativi sulla gestione delle informazioni sensibili all’interno delle istituzioni.

Presente in aula, Delmastro ha seguito l’udienza accanto al suo difensore, l’avvocato Giuseppe Valentino. L’esito del processo di secondo grado si annuncia ora decisivo non solo sul piano giudiziario, ma anche per le implicazioni politiche della vicenda, che fin dall’inizio ha rappresentato un terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.

La parola passa ora alla Corte d’Appello, chiamata a sciogliere il nodo interpretativo sulla natura degli atti e, più in generale, sul perimetro del segreto d’ufficio in contesti ad alta esposizione mediatica e istituzionale. Una decisione che potrebbe ridefinire i confini della responsabilità penale in materia di diffusione di informazioni interne alla pubblica amministrazione.

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