3 Ottobre 2026, sabato
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Milano divisa in piazza: Patrioti in Duomo, scontri e tensioni nel corteo antagonista

La manifestazione della Lega accende il confronto politico e sociale: idranti contro i centri sociali, migliaia in corteo tra slogan, bandiere e accuse incrociate

Milano si riscopre campo di confronto politico acceso, con piazza Duomo trasformata nel cuore simbolico di una giornata ad alta tensione. Da un lato il raduno dei “Patrioti europei”, promosso dalla Lega; dall’altro, una galassia variegata di movimenti, partiti e collettivi scesi in strada per contestarne contenuti e visione.

A infiammare il clima, le parole del leader leghista Matteo Salvini, che ha definito l’Europa “sorda se non nemica”, rilanciando una critica frontale alle istituzioni comunitarie. Un’affermazione che ha fatto da detonatore a una mobilitazione parallela, culminata in scontri tra antagonisti e forze dell’ordine.

Scontri lungo il percorso: idranti e lanci di oggetti

Il tentativo dei manifestanti di raggiungere piazza Duomo è stato respinto con decisione. Le forze dell’ordine hanno utilizzato idranti per contenere l’avanzata, mentre dai cortei sono partiti petardi, fumogeni e bottiglie. Un confronto fisico che ha scandito le ore più delicate della giornata, segnando una distanza non solo politica ma anche materiale tra le due piazze.

Il corteo antagonista, partito in più tronconi, si è ricompattato nei pressi del Tribunale per poi raggiungere piazza Santo Stefano, dove si è concluso. Migliaia i partecipanti, tra cui attivisti, studenti e rappresentanti di diverse sigle politiche e associative. Sugli striscioni, slogan come “nessuna persona è illegale”, a sottolineare una piattaforma centrata su diritti, accoglienza e inclusione.

Due cortei, un’unica protesta

La mobilitazione si è articolata in più percorsi. Un primo corteo, aperto dallo striscione “Milano è migrante” e animato dai giovani del centro sociale Cantiere, ha attraversato corso Buenos Aires. A breve distanza, un secondo spezzone, composto da gruppi filo-palestinesi, ha seguito lo stesso itinerario, contribuendo a ingrossare le fila della protesta.

Tra le bandiere, quelle di Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista e della rete No Cpr, in una composizione eterogenea ma compatta nel rifiuto dell’iniziativa leghista.

Dal palco dei Patrioti: identità, sicurezza e polemiche

Sul fronte opposto, dal palco allestito in piazza Duomo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ribadito i capisaldi della linea governativa. Nel suo intervento ha attaccato l’uso di generi neutri, definendoli “un’offesa alla dignità di uomini e donne”, e ha rilanciato il tema della responsabilità individuale.

Valditara ha inoltre rivendicato l’approvazione del decreto sicurezza, sottolineando la necessità di contrastare comportamenti violenti nelle piazze e nelle scuole: “Chi sbaglia deve pagare”, ha affermato, in un passaggio che ha raccolto applausi tra i presenti.

La controreplica: “Idea neofascista da respingere”

Dal corteo antagonista è arrivata una risposta altrettanto netta. L’europarlamentare Ilaria Salis ha definito la “remigrazione” una “pratica neofascista”, invitando a contrastarla con fermezza. “Dobbiamo opporci a questa barbarie e alle discriminazioni”, ha dichiarato, replicando direttamente alle accuse di Salvini: “Il fascista è lui”.

Una città specchio delle fratture europee

La giornata milanese si chiude così con un bilancio segnato da tensioni, scontri e parole durissime. Più che un episodio isolato, appare come il riflesso di una frattura profonda che attraversa l’Italia e l’Europa: identità contro inclusione, sicurezza contro diritti, sovranismo contro integrazione.

E Milano, ancora una volta, si conferma il teatro dove queste linee di conflitto emergono con maggiore evidenza.

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