Cambia il modo di bere vino, cambiano i mercati e cambiano, soprattutto, le priorità di chi il vino lo produce. Ma una cosa resta ferma: la volontà dei giovani viticoltori italiani di essere protagonisti del futuro del comparto. È questo il filo conduttore emerso a Verona, durante la 58ª edizione del Vinitaly, nel corso del talk “Tra successi e futuro del vino italiano” ospitato a Casa Coldiretti.
A tracciare la rotta è stato Enrico Parisi, delegato nazionale di Coldiretti Giovani Impresa e presidente della Federazione di Cosenza, che ha moderato il confronto: «Continuiamo a investire e innovare per una viticoltura che sia autentica espressione dei territori. Siamo già dentro il cambiamento, ma servono risposte concrete: meno burocrazia e più riconoscimento per il lavoro dei giovani che presidiano le aree rurali e creano occupazione».
Un dibattito ricco di voci autorevoli, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, del presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, del coordinatore giovani di Assoenologi Gabriele Valota, del docente di neuromarketing Vincenzo Russo e del presidente della Camera di commercio italiana nel Regno Unito Roberto Costa. A chiudere i lavori, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.
Sul tavolo, numeri e criticità che raccontano una fase di transizione. L’export del vino italiano ha registrato una flessione del 3,7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 7,78 miliardi di euro. Un segnale che invita alla prudenza in un settore che resta comunque strategico: circa 870 mila occupati contribuiscono ogni giorno alla valorizzazione del made in Italy, tra tutela dei vitigni autoctoni e difesa della distintività territoriale.
Non è solo una questione economica, ma anche culturale. Il consumo di vino cambia con le generazioni: nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla salute e modalità diverse di socialità impongono una riflessione profonda sul prodotto e sul suo racconto. In questo scenario, i giovani produttori chiedono strumenti adeguati, a partire da un accesso al credito più semplice e mirato agli investimenti.
«Per essere davvero innovativi e sostenibili — sottolinea Coldiretti Calabria — è indispensabile garantire la redditività delle aziende, soprattutto quelle guidate da giovani agricoltori». Un equilibrio delicato, che passa dalla capacità di coniugare tradizione e modernità senza sacrificare la competitività.
La visione, però, resta ambiziosa. «I giovani continueranno a promuovere l’Italia del vino come ambasciatrice di valori forti — conclude Parisi —: storia, cultura, territorio, biodiversità. Vogliamo essere al centro di un nuovo modello capace di raccontare alla società la resilienza e la capacità di investimento delle nuove generazioni».
Il messaggio da Verona è chiaro: il futuro del vino italiano passa dai giovani. Ma perché questa promessa si trasformi in crescita concreta, servono scelte politiche e strumenti all’altezza della sfida.
