Nel cuore di Roma, sotto il cielo notturno del Colosseo, un nuovo Papa ha preso sulle spalle il peso della Croce, in un gesto che trascende la dimensione puramente liturgica per diventare simbolo di una solidarietà universale, capace di accogliere tutte le sofferenze del mondo. La Via Crucis del Venerdì Santo 2026 non è stata solo un atto di devozione, ma anche un atto di testimonianza e denuncia. Un Papa giovane, che inizia il suo cammino con il cuore aperto a chi soffre, a chi è stato privato della dignità, a chi, quotidianamente, porta sulle spalle le croci della guerra e della violenza.
Quella di quest’anno è stata la prima Via Crucis presieduta da Papa Leone XIV, che ha scelto di compiere il suo pellegrinaggio spirituale al Colosseo, come fece tanti anni fa Papa Giovanni Paolo II, ma con un’attenzione nuova, un messaggio forte e chiaro, reso ancora più incisivo dalla presenza di circa 30.000 fedeli che hanno affollato l’antico anfiteatro. La partecipazione del Pontefice a questo appuntamento non è solo una ripresa di tradizione, ma un ritorno simbolico dopo l’assenza di Papa Francesco, costretto a rinunciare dal 2023 per motivi di salute.
Le meditazioni lungo le 14 stazioni della Via Crucis sono state affidate a padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, che ha saputo intrecciare la spiritualità francescana con la tragica attualità del nostro tempo. Nei suoi testi, infatti, la sofferenza non è solo quella di Gesù Cristo, ma anche quella di tutti coloro che oggi sono vittime dei conflitti in Medio Oriente, delle persecuzioni e delle violenze. Proprio sull’attualità del conflitto in Medioriente e sull’eredità spirituale di san Francesco d’Assisi, che quest’anno si commemorano gli 800 anni dalla morte, si è concentrato l’intero percorso di meditazione.
La prima stazione ha segnato il tono dell’intera celebrazione: “Chi avvia la guerra ne risponderà a Dio.” Un monito severo, ma necessario, per tutte le autorità politiche e militari del mondo, che detengono un potere spesso abusato per seminare dolore e distruzione. “Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto,” ha ricordato padre Patton, denunciando senza mezzi termini l’uso irresponsabile del potere, dalla guerra alla violenza economica, fino alla sistematica negazione della dignità umana. “Il potere autentico,” ha aggiunto, “non è quello di chi impone con la forza, ma quello di chi è capace di portare sulle proprie spalle il male dell’umanità.”
Nel corso della serata, i pensieri si sono intrecciati con le sofferenze di molte madri, le cui lacrime non cessano di bagnare il volto del mondo, mentre vedono i propri figli imprigionati, torturati, uccisi in nome di una politica di oppressione che non conosce pietà. Le parole di padre Patton hanno ribadito la necessità di non voltarsi dall’altra parte: “I massacri, i genocidi, le sofferenze quotidiane non sono solo notizie da archiviare, ma piaghe che devono farci reagire, scuotendo la coscienza di ogni uomo.”
Non è mancato un pensiero profondo sul ruolo delle donne, spesso le prime vittime nei conflitti, ma anche portatrici di una forza ineguagliabile per la ricostruzione della pace. Durante il cammino, il Papa ha pregato per coloro che sono stati travolti dall’odio e dalla vendetta, invocando la forza del perdono e della riconciliazione.
La Via Crucis di Papa Leone XIV non è stata solo una meditazione sulla Passione di Cristo, ma un invito a ogni cristiano a prendere su di sé le sofferenze del mondo, come Cristo ha fatto sulla croce. Un messaggio che ha raggiunto i cuori dei fedeli, testimoni di un Pontefice che si è fatto prossimo non solo spiritualmente, ma anche umanamente, a chi soffre.
Sabato, il giorno successivo alla Via Crucis, sarà un giorno di silenzio e attesa. La sera, Papa Leone XIV celebrerà la sua prima Veglia Pasquale nella Basilica di San Pietro, un altro passo simbolico di un pontificato che si preannuncia ricco di speranza e di impegno per un mondo migliore. La Pasqua, simbolo di risurrezione e di rinnovamento, non è solo il ricordo della Resurrezione di Cristo, ma anche il segno di una nuova possibilità per l’umanità. Un’opportunità di riscatto, di pace e di amore che Papa Leone XIV si impegnerà a portare con sé, in ogni angolo del mondo.
