6 Ottobre 2026, martedì
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Alcatraz, il ritorno dell’isola proibita: Trump stanzia 152 milioni per riaprire il carcere simbolo

Nel piano di bilancio della Casa Bianca fondi per il rilancio della prigione più iconica d’America. Obiettivo: sicurezza, personale e un segnale politico forte

Riaprire le porte di Alcatraz, riportando in vita il carcere che più di ogni altro ha incarnato l’idea di detenzione estrema negli Stati Uniti. È questa l’ambizione del presidente americano Donald Trump, che ha chiesto al Congresso uno stanziamento di 152 milioni di dollari per coprire i costi del primo anno di riattivazione della storica struttura penitenziaria.

La proposta, anticipata dalla CNN, si inserisce nel più ampio piano di bilancio della Casa Bianca, che prevede un incremento complessivo di 1,7 miliardi di dollari destinati al Federal Bureau of Prisons. Una cifra significativa, pensata non solo per finanziare il progetto Alcatraz, ma anche per affrontare uno dei nodi più critici del sistema carcerario federale: la cronica carenza di personale. L’obiettivo dichiarato è migliorare stipendi e condizioni di lavoro degli agenti penitenziari, rendendo più sostenibile un settore da anni sotto pressione.

La riapertura di Alcatraz non è una novità nel panorama politico trumpiano. Da tempo il tycoon indica l’isola della baia di San Francisco come simbolo di una linea dura sulla sicurezza e sulla gestione dei detenuti più pericolosi. Più che una semplice operazione infrastrutturale, il progetto assume così una valenza altamente simbolica e politica: il ritorno a un modello di detenzione percepito come inflessibile, isolato e, soprattutto, deterrente.

Inaugurata nel 1934, Alcatraz è entrata rapidamente nell’immaginario collettivo come la prigione “inespugnabile” per eccellenza. La sua forza non risiedeva soltanto nelle mura o nei sistemi di sicurezza, ma nella posizione stessa: un’isola circondata da acque gelide e correnti impetuose, condizioni che rendevano qualsiasi tentativo di fuga un’impresa quasi impossibile. Qui furono rinchiusi alcuni tra i criminali più noti d’America, contribuendo a consolidarne la leggenda.

Eppure, proprio l’isolamento che ne decretò la fama fu anche la causa della sua fine. Nel 1969 il carcere venne chiuso ufficialmente, non per motivi di sicurezza ma per ragioni economiche: i costi di gestione erano quasi tre volte superiori a quelli delle altre strutture federali. Un peso insostenibile per l’amministrazione dell’epoca, che portò alla dismissione definitiva del penitenziario.

Oggi Alcatraz è gestita dal National Park Service ed è una delle mete turistiche più visitate della California. Trasformata in museo a cielo aperto, racconta ogni anno a milioni di visitatori la storia del sistema penitenziario americano e dei suoi protagonisti.

Il progetto di Trump mira a ribaltare questa funzione, riportando l’isola alla sua vocazione originaria. Resta però da capire se il Congresso approverà un piano che, oltre a richiedere ingenti risorse, dovrà confrontarsi con vincoli logistici, ambientali e culturali non trascurabili.

Tra memoria storica e strategia politica, il destino di Alcatraz torna così al centro del dibattito nazionale. E con esso, una domanda più ampia: quale modello di giustizia e detenzione gli Stati Uniti intendono perseguire nel prossimo futuro.

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