4 Ottobre 2026, domenica
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Addio a Vittorio Messori, il cronista della fede che interrogò il mistero

Dalla conversione improvvisa alla fama internazionale con Ipotesi su Gesù: saggista rigoroso e interlocutore dei Papi, aveva quasi 85 anni

Si è spento nella sua casa di Desenzano del Garda, nel Bresciano, venerdì 3 aprile, Vittorio Messori, tra le voci più influenti del cattolicesimo contemporaneo. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 16 aprile. La notizia, filtrata da ambienti vicini alla famiglia, chiude la parabola di un intellettuale atipico: giornalista per formazione, apologeta per vocazione, narratore instancabile del cristianesimo nella sua dimensione storica e razionale.

Nato a Sassuolo e cresciuto in un contesto dichiaratamente anticlericale, Messori apparteneva a quella generazione segnata dalle fratture ideologiche del dopoguerra. La sua famiglia, sfollata durante il conflitto, si stabilì prima nel Bresciano e poi a Torino, città nella quale si formò laureandosi in Scienze politiche. Nulla, almeno fino ai trent’anni, lasciava presagire una svolta religiosa. Poi, nel luglio del 1964, l’inatteso: la lettura dei Vangeli — asciutti, essenziali, lontani da ogni retorica — produce una frattura interiore. Non un approdo emotivo, ma un’esperienza che egli stesso avrebbe sempre descritto come razionale e quasi investigativa.

Da quel momento, Messori intraprende un percorso di studio sistematico. Si iscrive all’Istituto di cristologia della Pro Civitate Christiana di Assisi, dove trascorre un anno decisivo anche sul piano personale: lì incontra Rosanna, futura compagna di vita. Tornato a Torino, avvia la carriera giornalistica collaborando con quotidiani e riviste, mentre matura una vocazione più profonda: rendere accessibile al grande pubblico ciò che fino ad allora era rimasto patrimonio degli specialisti.

Il risultato arriva nel 1976 con Ipotesi su Gesù, opera destinata a segnare un’epoca. Frutto di dodici anni di ricerche, il volume affronta la figura di Cristo con il metodo dell’inchiesta, interrogando fonti storiche, testi sacri e tradizione. Il successo è travolgente: milioni di copie vendute, traduzioni in numerose lingue, un dibattito che travalica i confini ecclesiastici. Messori riesce dove pochi avevano tentato: portare la questione cristiana fuori dalle aule accademiche, nel cuore della discussione pubblica.

Negli anni successivi, la sua produzione si intensifica, mantenendo una coerenza tematica e un approccio rigoroso. Con Scommessa sulla morte (1982) affronta la crisi del marxismo, mentre con Inchiesta sul cristianesimo (1987) amplia lo sguardo in un confronto serrato con credenti, atei e agnostici. Seguono lavori dedicati ai nodi centrali della fede cristiana, come Patì sotto Ponzio Pilato (1992), Dicono che è risorto (2000) e Ipotesi su Maria (2005), nei quali torna a interrogare la storicità degli eventi fondanti del cristianesimo.

Ma il nome di Messori resta indissolubilmente legato anche a due incontri destinati a lasciare un segno nella storia editoriale e religiosa del Novecento. Il primo è quello con il cardinale Joseph Ratzinger. Nel 1984, durante un soggiorno a Bressanone, nascono una serie di conversazioni che diventeranno Rapporto sulla fede: un’opera che contribuisce a far conoscere al grande pubblico il pensiero del futuro pontefice, chiamato da Giovanni Paolo II a guidare la Congregazione per la Dottrina della Fede. Il libro, al tempo, rappresentò anche una presa di posizione contro alcune derive del progressismo ecclesiale.

Il secondo incontro è ancora più significativo. Nel 1994, Messori viene scelto per dialogare direttamente con Giovanni Paolo II. Ne nasce Varcare le soglie della speranza, costruito attorno a trentacinque domande poste dal giornalista al Pontefice. Il risultato è un’opera di straordinaria diffusione globale, capace di unire profondità teologica e chiarezza divulgativa.

Con la sua morte scompare una figura difficilmente classificabile: non un teologo accademico, né un semplice divulgatore, ma un autore che ha saputo coniugare rigore giornalistico e tensione spirituale. Messori ha raccontato la fede come un fatto da indagare, più che da proclamare, trasformando il dubbio in metodo e la ricerca in testimonianza. In un’epoca segnata da certezze fragili e identità in discussione, la sua voce resta quella di chi ha scelto di interrogare il mistero senza rinunciare alla ragione.

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