Non è stata una sorpresa, semmai una formalità rimasta sospesa nell’aria fin dal triplice fischio di Zenica. L’addio di Gennaro Ivan Gattuso alla guida della Nazionale arriva al termine di un percorso già segnato dalla mancata qualificazione, epilogo che aveva di fatto chiuso la sua esperienza tecnica ancora prima dell’ufficialità.
A fare da detonatore, sul piano istituzionale, è stato il vero e proprio terremoto che ha investito la FIGC: le dimissioni del presidente Gabriele Gravina, seguite da quelle del capo delegazione Gianluigi Buffon, hanno accelerato un processo di cambiamento che ora coinvolge tanto i vertici federali quanto la guida tecnica degli Azzurri.
La separazione consensuale e il peso del fallimento
La risoluzione del contratto tra la Federazione e Gattuso è arrivata in modo consensuale, accompagnata da parole che raccontano il peso sportivo e umano della decisione. Nove mesi di lavoro intensi, caratterizzati da dedizione e senso di appartenenza, non sono bastati a centrare l’obiettivo minimo.
«Con il dolore nel cuore», ha dichiarato Gattuso, «ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale». Parole che restituiscono la consapevolezza di un fallimento, ma anche il rispetto per un simbolo – la maglia azzurra – che impone scelte rapide e nette.
Nel suo messaggio, il tecnico ha voluto ringraziare Gravina, Buffon e l’intera struttura federale, ma soprattutto i tifosi: un legame emotivo rimasto intatto nonostante i risultati.
Dal canto suo, Gravina ha sottolineato il contributo umano e professionale dell’allenatore: «Ha riportato entusiasmo e orgoglio intorno alla Nazionale», un merito che tuttavia non è bastato a cambiare il destino di un progetto naufragato troppo presto.
La successione: quattro nomi per ripartire
Ora si apre il vero nodo: chi guiderà la ricostruzione. La scelta del nuovo commissario tecnico sarà inevitabilmente legata anche all’elezione del prossimo presidente federale, fissata per il 22 giugno.
Tra i profili più accreditati emergono quattro nomi, ciascuno portatore di una visione diversa:
- Roberto Mancini, l’uomo del trionfo europeo, simbolo di continuità e conoscenza dell’ambiente
- Massimiliano Allegri, pragmatico e vincente, ideale per una rifondazione basata sui risultati
- Simone Inzaghi, interprete moderno, capace di valorizzare il gruppo
- Antonio Conte, profilo carismatico e rivoluzionario, garanzia di identità forte
Una rosa di candidati che riflette le diverse anime del calcio italiano, diviso tra la necessità di ricostruire e quella di tornare subito competitivo.
L’ipotesi traghettatore
Nel frattempo, la panchina potrebbe essere affidata temporaneamente a Silvio Baldini, attuale ct dell’Under 21. Una soluzione ponte per gestire le amichevoli estive contro Lussemburgo e Grecia, in attesa che il nuovo assetto federale prenda forma.
Un sistema da rifondare
L’addio di Gattuso non è un episodio isolato, ma il tassello di una crisi più ampia che coinvolge l’intero sistema calcio. La Nazionale, da sempre specchio dello stato di salute del movimento, si trova oggi davanti a un bivio: limitarsi a cambiare guida tecnica o avviare una riforma strutturale.
La risposta arriverà nelle prossime settimane. Ma una certezza c’è già: il ciclo si è chiuso, e il futuro degli Azzurri è tutto da riscrivere.
