Le piazze finanziarie europee tornano a tremare sotto il peso delle tensioni geopolitiche. L’ultima seduta della settimana – con i mercati pronti alla pausa di domani – si apre infatti all’insegna delle vendite, innescate dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump.
Milano arretra con decisione: il Ftse Mib lascia sul terreno oltre l’1%, in linea con le flessioni registrate a Parigi e Francoforte. A guidare il ribasso è il comparto energetico, travolto dall’improvvisa impennata dei prezzi delle materie prime.
Le parole che agitano i mercati
A riaccendere la volatilità è stato il primo discorso alla nazione di Trump, che ha delineato uno scenario di escalation militare nei confronti dell’Iran. Il presidente ha parlato di un conflitto potenzialmente vicino alla conclusione – “due o tre settimane” – ma ha al contempo alzato il tono delle minacce.
Nel caso di un fallimento dei negoziati in corso, Washington sarebbe pronta a colpire direttamente le infrastrutture energetiche iraniane. Un passaggio che ha immediatamente acceso i timori degli investitori: il rischio di un allargamento del conflitto al cuore della produzione petrolifera mondiale appare tutt’altro che remoto.
Non è sfuggito, inoltre, il riferimento allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del greggio globale. Un messaggio, neanche troppo velato, rivolto agli alleati occidentali e ai Paesi Nato, chiamati – nelle parole di Trump – a “farsi carico della sicurezza di quel passaggio”.
Petrolio e gas in accelerazione
La reazione dei mercati energetici è stata immediata. Il Brent si è spinto fino a 107,98 dollari al barile, con un balzo superiore al 6%, mentre il Wti ha raggiunto quota 106,52 dollari, in crescita del 6,4%.
A sostenere i prezzi è il timore di possibili ritorsioni iraniane sugli impianti petroliferi e del gas nei Paesi del Golfo, scenario che potrebbe compromettere l’offerta globale.
Anche il gas naturale torna a correre: ad Amsterdam i contratti registrano un aumento del 5,76%, arrivando a 50,25 euro per megawattora. Un segnale che riporta alla memoria le tensioni energetiche degli ultimi anni e riaccende le preoccupazioni per i costi industriali e l’inflazione in Europa.
Asia in scia negativa, valute in movimento
L’onda lunga dell’incertezza si estende fino all’Asia. La Borsa di Tokyo chiude in netto calo, con l’indice Nikkei che cede il 2,4%, cancellando parte dei guadagni della vigilia.
Sul fronte valutario, si rafforza il dollaro: il cambio euro/dollaro scivola a 1,1520, mentre lo yen mostra segnali di debolezza contro il biglietto verde.
Più sorprendente, invece, il movimento dell’oro. Il bene rifugio per eccellenza registra vendite significative, con il prezzo spot in calo del 3,53% a 4.590 dollari l’oncia e i futures in flessione oltre il 4%. Un andamento che segnala prese di profitto e una fase di riassestamento dopo i recenti rialzi.
Un equilibrio sempre più fragile
Il quadro che emerge è quello di mercati estremamente sensibili alla variabile geopolitica. Le parole di Trump hanno riportato al centro dell’attenzione il rischio di shock sull’offerta energetica globale, con effetti immediati su inflazione, crescita e stabilità finanziaria.
In un contesto già segnato da fragilità strutturali, basta una dichiarazione per riaccendere la tempesta: e questa volta, il baricentro si sposta ancora una volta tra Medio Oriente e mercati globali.
