Esce di casa con lo zaino in spalla e i libri per una mattinata come tante. Il padre lo accompagna davanti alla scuola media, poi riparte convinto che il figlio sia entrato in classe. Ma quella di mercoledì non è una giornata qualunque: il tredicenne ha già deciso un percorso diverso, lontano dai banchi e dalle lezioni.
È a Vigliano Biellese, in provincia di Biella, che prende forma una vicenda tanto sorprendente quanto inquietante. Il ragazzo, italiano, dopo aver atteso che il genitore si allontani, si allontana a sua volta dall’istituto e si dirige a piedi verso il paese vicino. Nello zaino, accanto ai quaderni, non c’è solo materiale scolastico: ha nascosto una pistola giocattolo.
L’obiettivo è l’ufficio postale. La filiale ha appena aperto e all’interno non ci sono ancora clienti. Il tredicenne entra, si avvicina al banco e, senza esitazioni, estrae l’arma finta puntandola contro un dipendente. La richiesta è chiara, perentoria: consegnare il denaro. L’impiegato, sotto minaccia, obbedisce. Il bottino ammonta a circa 500 euro in contanti.
Il colpo si consuma in pochi istanti. Poi la fuga, a piedi, lungo le strade che conducono verso la campagna tra Vigliano e il comune limitrofo. Un tentativo di dileguarsi rapido, forse confidando nell’effetto sorpresa e nella giovane età.
Ma l’allarme scatta immediatamente. Sono gli stessi dipendenti delle Poste a chiamare i carabinieri, fornendo una prima descrizione del rapinatore. Decisiva si rivela anche la testimonianza di una donna presente all’esterno, intenta a utilizzare il bancomat: è lei a indicare ai militari la direzione della fuga.
Le ricerche si concentrano nell’area segnalata e in meno di un quarto d’ora i carabinieri intercettano il ragazzo. Non oppone resistenza, non tenta ulteriori fughe. Nello zaino ha ancora il denaro appena sottratto, mentre la pistola giocattolo è stata abbandonata lungo il tragitto, probabilmente nel tentativo di disfarsene.
Riportato all’ufficio postale, viene riconosciuto senza esitazioni dagli impiegati. Ai militari segue senza protestare, ma non offre spiegazioni. Nessuna giustificazione, nessun racconto sulle motivazioni di un gesto che appare, per modalità e tempistiche, tutt’altro che improvvisato.
Resta il dato giuridico: non avendo ancora compiuto 14 anni, il ragazzo non è imputabile. Ma l’episodio apre interrogativi profondi sul contesto, sulle responsabilità educative e sulla capacità di prevenire derive così precoci. Un “colpo” da poche centinaia di euro che lascia dietro di sé un’eco ben più pesante.
