14 Luglio 2026, martedì
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Delmastro, il M5S incalza il Viminale: “Troppi lati oscuri, Piantedosi chiarisca sul nodo scorte”

Dopo le dimissioni del sottosegretario, i pentastellati alzano il livello dello scontro: interrogazioni, dubbi sulla sicurezza e ombre sull’uso di fondi pubblici

Le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove non bastano a chiudere il caso. Anzi, per il Movimento 5 Stelle rappresentano solo l’inizio di un approfondimento che si annuncia lungo e politicamente delicato. Sul tavolo restano, secondo i pentastellati, troppe zone d’ombra, interrogativi irrisolti e possibili implicazioni che chiamano in causa direttamente gli apparati dello Stato.

A rilanciare l’offensiva sono i parlamentari M5S – Chiara Appendino, Alfonso Colucci, Valentina D’Orso e il senatore Luigi Nave – che definiscono l’uscita di scena del sottosegretario “un atto dovuto”, ma insufficiente a dissipare i dubbi su una vicenda che giudicano “torbida” e meritevole di un’indagine approfondita.

Il nodo sicurezza e il ruolo delle scorte

Il punto più critico, nella ricostruzione del Movimento, riguarda il funzionamento dei dispositivi di sicurezza. Nel mirino finisce direttamente il Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi.

Secondo i pentastellati, è necessario chiarire senza ambiguità quale sia stato il ruolo della scorta di secondo livello assegnata a Delmastro. Un passaggio tutt’altro che tecnico: da qui passa infatti la tenuta dei protocolli di sicurezza dello Stato.

L’accusa è netta: appare “difficile credere” che non siano state effettuate le verifiche preventive sui luoghi frequentati dall’ex sottosegretario. Se così fosse, si profilerebbe una falla grave nei sistemi di controllo. Se invece i controlli ci sono stati, resta da capire perché non abbiano rilevato criticità.

In entrambi i casi, per il M5S, si configura quello che definiscono un “corto circuito” istituzionale che chiama il Viminale a fornire spiegazioni puntuali, evitando formule burocratiche.

Il caso societario e i nuovi elementi

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le rivelazioni emerse sulla stampa. Tra queste, il passaggio di proprietà della società “Le 5 forchette srl”, che – secondo quanto riportato – sarebbe stata trasferita integralmente a una prestanome, ignara dell’operazione e senza alcun esborso economico.

Un elemento che, se confermato, aprirebbe scenari inquietanti su possibili intestazioni fittizie e su eventuali collegamenti con ambienti opachi.

Il capitolo fondi pubblici: chi ha pagato?

Ma è soprattutto sul piano politico che il Movimento 5 Stelle alza il tiro. Al centro della richiesta di chiarimenti c’è l’utilizzo di denaro pubblico, in particolare per le cene che avrebbero coinvolto esponenti del Ministero della Giustizia.

La domanda è semplice quanto cruciale: chi ha pagato?

I pentastellati chiedono trasparenza totale, “scontrini alla mano”, per verificare se siano stati utilizzati fondi di rappresentanza. E soprattutto pretendono che il Governo escluda formalmente che anche un solo euro pubblico possa essere finito, direttamente o indirettamente, in circuiti riconducibili alla criminalità organizzata.

A rendere il quadro ancora più delicato è una testimonianza riportata dalla stampa, secondo cui una delle cene più discusse – quella immortalata in una fotografia in cui compare anche Giusi Bartolozzi – sarebbe stata pagata dall’allora neo capo del Dap, Carmine Di Michele. Resta da chiarire se si sia trattato di denaro personale o di risorse istituzionali.

Verso l’Antimafia

Il caso è destinato a spostarsi anche sul piano parlamentare. Il M5S attende infatti l’apertura di un’indagine da parte della Commissione Antimafia, con l’audizione di tutti i protagonisti della vicenda, a partire dallo stesso Delmastro.

L’obiettivo dichiarato è fare piena luce su ogni aspetto: dalle spese sostenute ai meccanismi di controllo, fino alle eventuali responsabilità politiche e amministrative.

Una vicenda tutt’altro che chiusa

Altro che capitolo archiviato: per il Movimento 5 Stelle, le dimissioni rappresentano solo un passaggio intermedio.

La linea è chiara: non fermarsi finché ogni elemento non sarà chiarito. Perché, avvertono i pentastellati, in gioco non c’è soltanto la condotta di un singolo esponente di governo, ma la credibilità dei sistemi di sicurezza e la trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche.

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