16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaDall’inchiesta “Scintilla” all’arresto: in carcere a Catania l’anarchico Giuseppe Sciacca

Dall’inchiesta “Scintilla” all’arresto: in carcere a Catania l’anarchico Giuseppe Sciacca

Bloccato al rientro da Roma su mandato della Procura generale di Torino. Deve scontare oltre quattro anni. Una lunga scia di precedenti tra Italia e Spagna

È finita con un arresto al rientro in Sicilia la latitanza di fatto di Giuseppe Sciacca, 47 anni, figura ritenuta di primo piano nell’area anarchica antagonista. Gli agenti della Digos della Questura di Catania lo hanno fermato appena giunto in città da Roma, dove da tempo si era stabilito, dando esecuzione a un ordine di carcerazione emesso il 13 marzo dalla Procura generale di Torino.

Per Sciacca si sono aperte le porte del carcere: dovrà scontare una condanna definitiva a quattro anni e cinque mesi di reclusione, pronunciata dalla Corte d’assise d’appello del capoluogo piemontese nell’ambito del procedimento nato dall’inchiesta “Scintilla”, uno dei filoni investigativi più rilevanti degli ultimi anni sul fronte dell’eversione anarchica.

Un profilo segnato da indagini e condanne

La condanna, divenuta definitiva nell’aprile 2024, riguarda la violazione della normativa sulle armi, in particolare per la fabbricazione di un ordigno. Ma il percorso giudiziario del 47enne affonda le radici ben più indietro nel tempo, delineando un profilo già noto alle forze dell’ordine.

Nel 2004 era stato fermato per il lancio di due bottiglie incendiarie contro il portone della stazione dei carabinieri di piazza Dante, a Catania. Quattro anni più tardi, nel 2008, il suo nome compare in un’indagine della Digos di Trento per accensioni pericolose, danneggiamento e lesioni personali durante una manifestazione contro la realizzazione della cosiddetta “Cittadella militare di Mattarello”. Nello stesso anno, viene arrestato a Parma per il lancio di ordigni esplosivi contro la sede della polizia municipale.

Il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Scintilla” segna però un salto di qualità nelle accuse: nel 2019 viene arrestato dalla Digos di Torino per l’invio, avvenuto nel 2016, di un plico esplosivo indirizzato alla sede romana della Ladisa Ristorazioni Spa, azienda impegnata nella fornitura di pasti per il Centro di permanenza per i rimpatri di Torino. Determinanti, in quel caso, le tracce di Dna rinvenute sulla confezione.

Le attività all’estero e il capitolo spagnolo

Negli anni più recenti, tra il 2021 e il 2023, Sciacca ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare in Spagna, dove è stato coinvolto in indagini legate al ritrovamento di ordigni esplosivi e incendiari all’interno di immobili occupati a Barcellona. Un’attività che gli è costata un ulteriore arresto, eseguito al valico di frontiera di La Junquera in forza di un mandato.

Un quadro che, secondo gli investigatori, conferma la dimensione transnazionale delle reti anarchiche più radicali e la loro capacità di muoversi tra diversi contesti europei mantenendo contatti e continuità operativa.

Il blitz e il monitoraggio

Determinante per l’arresto è stata un’attività di monitoraggio mirata, attivata dalla Digos etnea dopo aver appreso degli spostamenti del 47enne. «Sapevamo che stava viaggiando da Roma verso la Sicilia», ha spiegato la dirigente della Digos di Catania, Manuela Recca. «Abbiamo quindi avviato un’attenta attività investigativa sui luoghi che era solito frequentare, riuscendo a rintracciarlo e a eseguire il provvedimento».

Un’operazione definita “molto importante” dagli inquirenti, anche alla luce del “calibro dei precedenti” a carico dell’uomo, che da anni compare nei dossier delle forze di polizia come figura attiva nei circuiti dell’anarchismo più radicale.

Con l’arresto di Sciacca si chiude così un capitolo giudiziario, ma resta aperto il fronte del monitoraggio di ambienti ritenuti sensibili, in un contesto in cui le autorità continuano a mantenere alta l’attenzione su possibili derive violente legate all’estremismo interno.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti