16 Agosto 2026, domenica
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Roma, microcamera nello spogliatoio della palestra: 144 donne filmate di nascosto

A incastrare il gestore un orologio sospetto: nell’archivio video mesi di riprese clandestine, anche di minorenni. Scatta l’accusa di violazione della privacy e diffusione illecita di immagini intime

Una microcamera nascosta dietro un insospettabile orologio da muro, puntata direttamente sullo spogliatoio femminile. Così, per mesi, 144 donne — molte delle quali minorenni — sono state riprese mentre si cambiavano o facevano la doccia all’interno di una palestra del quartiere Appio, a Roma.

Al centro dell’indagine c’è il gestore del centro fitness, un uomo di circa 60 anni, ora accusato di interferenze illecite nella vita privata e diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite. Un sistema tanto semplice quanto inquietante, che avrebbe trasformato un luogo quotidiano e familiare in uno spazio di sorveglianza clandestina.

A far emergere il caso è stata una cliente. Notando qualcosa di anomalo in un orologio appeso alla parete dello spogliatoio, ha deciso di spostarlo, insospettita da un dettaglio fuori posto. Quel gesto ha portato alla scoperta del dispositivo: una microcamera perfettamente occultata, dotata di scheda Micro SD, capace di registrare ogni movimento.

Da lì è scattata la segnalazione alle forze dell’ordine e l’immediato avvio delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma sotto la supervisione del procuratore aggiunto Maurizio Arcuri. Gli investigatori hanno sequestrato il materiale e ricostruito un sistema di registrazione prolungato nel tempo.

Secondo le prime ricostruzioni, le riprese sarebbero iniziate già nel 2022, poco dopo l’ingresso dell’uomo nella gestione della palestra, e sarebbero proseguite per diversi mesi. A confermarlo, un archivio digitale di circa 64 gigabyte di filmati, che l’indagato avrebbe condiviso con un proprio dipendente, ampliando così la diffusione delle immagini.

Una violazione profonda e sistematica della sfera privata, aggravata dalla natura dei luoghi e delle circostanze. “Le mie assistite, come tutte le altre persone offese, hanno subito un’intrusione intollerabile nella loro dimensione più intima, attraverso modalità subdole e particolarmente invasive”, ha dichiarato l’avvocato Pasqualino Ferrante, che rappresenta alcune delle vittime. “Una condotta che amplifica in modo esponenziale la gravità del danno subito”.

Le donne coinvolte si preparano ora a costituirsi parte civile in un procedimento che si annuncia complesso e delicato, non solo per il numero delle persone offese ma anche per la portata delle violazioni contestate. Sullo sfondo, resta l’ombra di un sistema costruito per spiare e archiviare frammenti di quotidianità trasformati, senza consenso, in materiale illecito.

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