2 Ottobre 2026, venerdì
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Mafie, scontro in Piemonte: il M5S alza il livello dello scontro e minaccia l’Aventino in Consiglio

Dalla commemorazione delle vittime al caso politico che investe esponenti di Fratelli d’Italia: richiesta di chiarimenti al presidente Cirio e ultimatum su Chiorino e Zappalà. Appendino attacca: “Siamo oltre la decenza”

Il Piemonte si prepara, per la prima volta, a celebrare in Consiglio regionale la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un appuntamento destinato a segnare un passaggio simbolico importante nella vita istituzionale, con la lettura pubblica dei nomi delle vittime innocenti come momento centrale di memoria collettiva.

Ma alla vigilia della seduta, il clima politico si è fatto incandescente. Il Movimento 5 Stelle, promotore dell’iniziativa attraverso un emendamento all’Omnibus a prima firma del consigliere Pasquale Coluccio, trasforma la ricorrenza in un banco di prova politico, incrociandola con le polemiche che nelle ultime ore hanno investito esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia in Piemonte.

Secondo i consiglieri regionali pentastellati Sarah Disabato, Alberto Unia e lo stesso Coluccio, l’eventualità — ventilata da più parti — di annullare o rinviare la commemorazione alla luce delle vicende emerse sarebbe “irricevibile e inopportuna”. Al contrario, sostengono, proprio il contesto attuale imporrebbe un rafforzamento delle iniziative di sensibilizzazione contro la criminalità organizzata, non un arretramento.

Da qui la linea dura: se la cerimonia dovesse saltare, il M5S diserterà l’aula del Consiglio regionale e organizzerà autonomamente, sotto Palazzo Lascaris, la lettura dei nomi delle vittime delle mafie. Un gesto che si preannuncia altamente simbolico e politicamente dirompente.

Nel mirino del Movimento non c’è solo la gestione della commemorazione, ma anche — e soprattutto — la richiesta di chiarezza sulle vicende che da giorni agitano il dibattito pubblico. I pentastellati chiedono al presidente della Regione, Alberto Cirio, di riferire in aula e di fare piena luce sui fatti. Insieme a lui, chiamati a fornire spiegazioni sono la vicepresidente Elena Chiorino e il consigliere Zappalà.

L’ultimatum è esplicito: in assenza di chiarimenti ritenuti esaustivi, il M5S è pronto a chiedere le dimissioni dei due esponenti di Fratelli d’Italia.

A rincarare la dose, sul piano nazionale, è l’intervento della deputata Chiara Appendino, che affida ai social un attacco durissimo. Nel suo post, l’ex sindaca di Torino parla di una situazione “oltre la decenza”, accusando la destra di aver fatto “della menzogna il proprio metodo di gestione del potere”.

Appendino chiama in causa direttamente anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, oltre alla stessa Chiorino, sostenendo che la permanenza nelle istituzioni, a fronte delle vicende emerse e dei presunti legami d’affari con ambienti riconducibili alla criminalità organizzata, sarebbe “semplicemente intollerabile”.

Il giudizio politico è netto e senza attenuanti: secondo l’esponente del M5S, chiunque abbia anche solo sfiorato contesti mafiosi — per consapevolezza o per leggerezza — non può continuare a ricoprire ruoli istituzionali. “Il tempo delle giustificazioni è finito”, è la conclusione, accompagnata dalla richiesta di dimissioni immediate.

Il risultato è un intreccio sempre più stretto tra memoria e attualità, tra il dovere istituzionale di ricordare le vittime delle mafie e uno scontro politico che rischia di esplodere proprio nel giorno dedicato a quel ricordo. Una coincidenza che, anziché unire, sembra destinata ad acuire le divisioni.

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