29 Giugno 2026, lunedì
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Processo Becciu, la Corte d’Appello vaticana annulla il primo grado: “Gravi vizi procedurali, si riparte da giugno”

Riconosciuta la violazione del diritto di difesa nel caso del palazzo londinese. Non cade l’intero impianto accusatorio, ma il dibattimento dovrà essere rinnovato

Città del Vaticano – Il processo simbolo della stagione di riforme giudiziarie d’Oltretevere torna al punto di partenza. La Corte d’Appello della Santa Sede ha disposto la rinnovazione del dibattimento nel procedimento che vede coinvolto il cardinale Angelo Becciu, insieme ad altri imputati, tra cui il broker Raffaele Mincione e Cecilia Marogna, per la controversa acquisizione di un immobile di pregio a Londra con fondi della Segreteria di Stato.

La decisione, contenuta in un’ordinanza di sedici pagine, introduce un passaggio giuridico delicato: la dichiarazione di “nullità relativa” del giudizio di primo grado. Una formula tecnica che, nella sostanza, riconosce l’esistenza di errori procedurali rilevanti senza però travolgere integralmente quanto finora accertato.

Il nodo procedurale: atti incompleti e diritto di difesa

Al centro della pronuncia vi è una questione cruciale per ogni sistema giudiziario: la piena conoscibilità degli atti. Secondo la Corte, il fascicolo istruttorio non sarebbe stato depositato integralmente dal Promotore di Giustizia. Alcuni documenti sarebbero risultati parziali o oscurati da omissis, impedendo così alle difese un accesso completo agli elementi dell’accusa.

Un vulnus che i giudici definiscono sostanziale, perché incide su un principio cardine: il diritto dell’imputato e dei suoi legali a conoscere ogni atto su cui si fonda il processo. In mancanza di tale condizione, viene meno l’equilibrio tra accusa e difesa.

Non a caso, l’ordinanza sottolinea l’assenza di precedenti analoghi nella giurisprudenza vaticana: una circostanza che rende il caso ancora più significativo, sia sul piano tecnico che su quello istituzionale.

Non tutto da rifare: cosa resta valido

La Corte ha però escluso la nullità totale del processo. Il primo grado – dibattimento e sentenza inclusi – mantiene effetti giuridici nei confronti delle parti e costituisce comunque base per il nuovo giudizio.

Un punto particolarmente rilevante riguarda gli imputati già prosciolti: la loro posizione non potrà essere rimessa in discussione nel nuovo dibattimento. Si tratta di una delimitazione precisa del perimetro processuale, che evita un azzeramento completo della vicenda.

La nuova tabella di marcia

Il procedimento riprenderà formalmente nei prossimi mesi, con una scansione già definita:

  • entro il 30 aprile 2026 il Promotore di Giustizia dovrà depositare integralmente tutti gli atti istruttori;
  • fino al 15 giugno le parti avranno tempo per esaminare i documenti e predisporre le difese;
  • il 22 giugno si terrà l’udienza preliminare per fissare il calendario del nuovo dibattimento.

Si apre dunque una seconda fase processuale, destinata a incidere profondamente sugli equilibri di uno dei casi più complessi e discussi della giustizia vaticana contemporanea.

Le contestazioni della difesa e il ruolo dei Rescripta

Le difese avevano sollevato, già in appello, una serie di eccezioni formali. Oltre al tema del fascicolo incompleto, è stata contestata la mancata tempestiva pubblicazione dei Rescripta con cui Papa Francesco aveva introdotto deroghe alle norme procedurali.

Un elemento che, secondo i legali, avrebbe inciso sulla trasparenza del processo. La Corte, pur concentrandosi principalmente sul tema della conoscibilità degli atti, riconosce implicitamente il carattere inedito e complesso del quadro normativo in cui si è svolto il primo grado.

La posizione di Becciu

In primo grado, il cardinale Becciu era stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata. Una sentenza che aveva segnato un punto di svolta nella storia recente della Santa Sede, per la rilevanza dell’imputato e per la natura delle accuse legate alla gestione dei fondi.

Ora, senza che quella condanna venga formalmente cancellata, il processo dovrà essere celebrato nuovamente, con regole procedurali pienamente rispettate.

La reazione della difesa

Soddisfazione è stata espressa dai legali del porporato, che rivendicano la fondatezza delle eccezioni sollevate fin dall’inizio. Secondo la difesa, la decisione della Corte conferma che il diritto a un giusto processo – con pieno accesso agli atti – non può essere sacrificato, neppure in un contesto giudiziario peculiare come quello vaticano.

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