29 Giugno 2026, lunedì
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Carburanti e voto all’estero, l’affondo del PD: “Il governo resti fermo mentre i costi della guerra ricadono sugli italiani”

Provenzano accusa Meloni di ignorare la proposta Schlein per calmierare i prezzi dei carburanti mentre l’instabilità internazionale fa salire l’energia. Vecchi denuncia disservizi nel voto per il referendum: “Centinaia di migliaia di italiani all’estero rischiano di essere esclusi”.

Il Partito Democratico torna all’attacco del governo su due fronti caldi: il caro energia legato alla crisi internazionale e le difficoltà organizzative che starebbero impedendo a molti italiani residenti all’estero di partecipare al referendum.

A sollevare la prima critica è Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del partito guidato da Elly Schlein. In una nota l’esponente dem punta il dito contro le ricadute economiche della guerra e contro quella che definisce l’inerzia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo Provenzano, la crisi internazionale sta già producendo effetti tangibili sull’economia europea e italiana, soprattutto attraverso l’impennata dei prezzi dell’energia. Nel suo intervento cita anche le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che avrebbe sottolineato come il rialzo del prezzo del petrolio rappresenti un vantaggio per un grande produttore come gli Stati Uniti. Un beneficio, osserva l’esponente democratico, che non riguarda l’Italia né l’Europa.

“Fin dal primo giorno dell’attacco era chiaro che i costi di questa guerra illegale non sarebbero ricaduti soltanto sulle vittime innocenti, ma anche su di noi”, sostiene Provenzano, evidenziando come l’aumento dell’instabilità internazionale finisca per tradursi in bollette più alte e carburanti più costosi per famiglie e imprese.

Da qui l’accusa al governo di non aver dato seguito alla proposta avanzata dal PD una settimana fa per calmierare il prezzo dei carburanti. Un intervento definito “semplice, concreto e di buon senso” dalla segreteria di Schlein e che, secondo il dirigente dem, avrebbe inizialmente trovato aperture anche da parte della premier. “In Consiglio dei ministri non se n’è fatto nulla, e nemmeno in Parlamento è arrivato un segnale”, afferma Provenzano, chiedendo cosa stia aspettando l’esecutivo mentre – sostiene – cittadini, lavoratori e imprese continuano a pagare il prezzo della crisi energetica.

Il nodo del voto degli italiani all’estero

Un secondo fronte di polemica riguarda invece il voto dei connazionali residenti fuori dal Paese in vista del referendum. A denunciare criticità diffuse è Luciano Vecchi, responsabile per gli Italiani nel mondo del Partito Democratico.

Secondo Vecchi, numerose segnalazioni provenienti da cittadini, associazioni e parlamentari indicherebbero disfunzioni amministrative tali da compromettere l’esercizio del diritto di voto per migliaia di italiani. Critiche indirizzate direttamente al Ministero degli Esteri, accusato di minimizzare il problema invece di affrontarlo.

Le difficoltà segnalate sarebbero diverse: plichi elettorali mai arrivati a destinazione, buste ricevute senza schede di voto, problemi nell’ottenere duplicati e impossibilità, in alcuni casi, di consegnare direttamente il materiale alle sedi consolari a causa delle inefficienze dei sistemi postali locali. Una situazione che, sottolinea il dirigente democratico, riguarderebbe comunità italiane sparse in tutti i continenti.

Il PD sostiene di aver segnalato da tempo la complessità delle procedure e l’insufficienza delle risorse destinate alla rete diplomatica e consolare. “Risorse finanziarie limitate e personale ridotto all’osso sono scelte compiute dal governo”, afferma Vecchi, pur ringraziando il personale amministrativo e diplomatico impegnato a gestire una macchina organizzativa resa ancora più complicata dalle carenze di organico.

Per l’esponente dem il rischio concreto è che “centinaia di migliaia di connazionali” vengano di fatto esclusi dalla consultazione referendaria. Da qui la richiesta al governo di intervenire rapidamente con misure operative che garantiscano agli italiani residenti all’estero la piena partecipazione al voto, evitando – conclude Vecchi – che problemi organizzativi si trasformino in una limitazione dei diritti di cittadinanza.

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