2 Luglio 2026, giovedì
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’Ndrangheta, blitz “Libeccio”: 19 misure cautelari contro le cosche di Isola Capo Rizzuto

Indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulla criminalità organizzata crotonese

Un nuovo colpo alla criminalità organizzata della fascia ionica calabrese arriva con l’operazione “Libeccio”, scattata alle prime luci dell’alba tra Crotone, Isola di Capo Rizzuto e diversi istituti penitenziari italiani. I Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone, accusate a vario titolo di reati che spaziano dall’associazione mafiosa alle estorsioni, dal traffico di stupefacenti alle rapine.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Diciotto indagati sono stati condotti in carcere mentre uno è stato posto agli arresti domiciliari. Cinque di loro risultavano già detenuti per altre vicende giudiziarie.

Come previsto dalla normativa, si tratta di misure adottate nella fase investigativa: la responsabilità delle persone coinvolte potrà essere accertata soltanto al termine dell’eventuale processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

Il blitz tra Calabria e carceri italiane

L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Crotone, affiancati dal Raggruppamento operativo speciale – reparto anticrimine di Catanzaro – e dalla sezione operativa della Compagnia di Crotone.

A supporto sono intervenuti anche i reparti territoriali di Cosenza e Catanzaro, il Nucleo cinofili, l’8º Nucleo elicotteri e lo Squadrone eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia.

Le attività si sono svolte non soltanto nel Crotonese ma anche all’interno delle carceri di Tolmezzo, Spoleto, Cassino, Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano, dove si trovavano alcuni degli indagati.

Oltre alle misure cautelari, i militari hanno eseguito 19 perquisizioni con contestuale notifica degli avvisi di garanzia e delle informazioni sui diritti di difesa.

L’indagine: un anno e mezzo di accertamenti

Le investigazioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, si sono sviluppate tra gennaio 2024 e luglio 2025 attraverso un articolato lavoro investigativo: pedinamenti, servizi di osservazione e controllo, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre all’utilizzo di captatori informatici.

Fondamentale anche il contributo di undici collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni hanno consentito di ricostruire ulteriori dinamiche interne alla criminalità organizzata del territorio.

L’inchiesta si inserisce nel solco di precedenti operazioni – tra cui Blizzard-Folgore e Black Flower – che negli ultimi anni hanno colpito le strutture della ’ndrangheta radicate nell’area di Isola di Capo Rizzuto.

Le cosche e la capacità di riorganizzarsi

Secondo gli investigatori, l’indagine avrebbe fatto emergere nuovi elementi sull’assetto della Locale di ’ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto, con particolare riferimento alle cosche Arena, Manfredi e Nicoscia.

Gli accertamenti avrebbero documentato la capacità di resilienza dell’organizzazione, in grado di riorganizzarsi nonostante le numerose operazioni di polizia che negli ultimi anni hanno colpito il gruppo.

Dalle indagini emergerebbe un quadro associativo in cui convivono figure storiche dell’organizzazione e nuove leve, spesso legate da rapporti familiari con affiliati già detenuti. Proprio queste relazioni, secondo gli investigatori, avrebbero consentito alla struttura criminale di mantenere operatività e continuità.

Il sistema delle estorsioni

Tra gli episodi contestati figurano cinque estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Una delle vicende più emblematiche riguarda un circo itinerante che nel giugno 2024 aveva fatto tappa per circa dieci giorni a Isola di Capo Rizzuto. Altri episodi riguarderebbero un panificio locale, un supermercato affiliato a una nota catena internazionale, un’impresa edile del territorio e una società operante nel settore degli impianti elettrici.

Quest’ultima, con sede nella provincia di Salerno, lavorava nel territorio isolitano utilizzando mezzi noleggiati da una ditta del Messinese. Diversi veicoli dell’azienda sarebbero stati danneggiati, con un danno complessivo stimato attorno ai 500 mila euro.

La “bacinella” per sostenere il clan

L’indagine avrebbe inoltre ricostruito l’esistenza di una “bacinella”, una cassa comune destinata a sostenere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti e a coprire le spese legali.

Secondo gli inquirenti, questo fondo sarebbe stato alimentato soprattutto dai proventi del traffico di droga, considerato uno dei principali canali di finanziamento delle cosche.

Le sostanze – hashish ed eroina – sarebbero state approvvigionate attraverso diversi circuiti criminali: contatti con ambienti napoletani, collegamenti con la criminalità di Reggio Calabria e rapporti con gruppi albanesi attivi nella periferia milanese.

Proprio nell’ambito di queste attività investigative, l’8 ottobre 2024 i Carabinieri della Compagnia di Scandicci, su richiesta degli investigatori crotonesi, sequestrarono 1,1 chilogrammi di eroina.

Lo spaccio nella provincia crotonese

Una volta approvvigionate, le sostanze stupefacenti sarebbero state distribuite in diverse piazze di spaccio della provincia di Crotone. Secondo gli investigatori, l’attività di vendita avrebbe conosciuto picchi significativi nei mesi estivi e durante le festività natalizie e pasquali, periodi in cui aumenta la presenza di turisti e il consumo di droga.

Il procedimento penale resta attualmente nella fase delle indagini preliminari. Solo il prosieguo dell’iter giudiziario potrà accertare eventuali responsabilità penali degli indagati.

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