La guerra che incendia il Medio Oriente torna a riverberarsi sulle tasche degli italiani. E lo scontro politico si riaccende con toni durissimi.
È un attacco frontale quello lanciato dalla deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel mirino dell’ex sindaca di Torino finiscono il decreto bollette e, più in generale, la strategia economica dell’esecutivo di fronte alla nuova escalation tra Israele e Iran.
Secondo Appendino, il provvedimento varato dal governo sarebbe ormai “carta straccia” di fronte a un possibile aumento dei costi dell’energia che potrebbe tradursi – stima l’esponente pentastellata – in una stangata fino a 600 euro annui per famiglie e imprese. “Mentre il rischio incombe – afferma – l’esecutivo resta afono e inerme”.
Accise e promesse tradite
Nel suo intervento sui social, la deputata richiama uno dei cavalli di battaglia storici del centrodestra: il taglio delle accise sui carburanti. “Dov’è finita la leader che prometteva l’abolizione delle accise? Oggi quelle accise sono aumentate”, sostiene, accusando l’attuale maggioranza di aver trasformato energia e carburanti in una “tassa occulta”.
L’affondo si allarga al terreno geopolitico. Appendino parla di una linea “neocolonialista” e di un allineamento dell’Italia all’asse Donald Trump–Benjamin Netanyahu, giudicato responsabile di trascinare il Paese in una spirale bellicista. Un’accusa pesante, che intreccia politica estera ed effetti economici interni, in un momento in cui i mercati energetici tornano a essere attraversati da tensioni e volatilità.
La proposta: extraprofitti e stop all’“economia di guerra”
La richiesta del M5S è netta: un piano “massiccio” di sostegno a famiglie e imprese per calmierare le bollette di luce e gas. Le risorse, secondo Appendino, dovrebbero arrivare dalla tassazione degli extraprofitti delle grandi aziende energetiche e dell’industria bellica.
L’esponente pentastellata lega il tema del caro-energia a quello della pressione fiscale, definita “record”, e a un presunto ridimensionamento di sanità e welfare per finanziare il riarmo. “Il conto delle vostre scelte – conclude – non può ricadere sempre sugli stessi”.
Il Piemonte vota per il “non primo uso” delle armi nucleari
Mentre a Roma infuria la polemica sul caro-bollette, in Piemonte le opposizioni trovano un terreno comune sul fronte della politica internazionale.
Nel Consiglio regionale è stato approvato un ordine del giorno a sostegno del principio del “non primo uso” delle armi nucleari e per la promozione di iniziative istituzionali volte alla riduzione del rischio atomico. Il documento, sollecitato dal Comitato Diritti Umani e Civili, ha ottenuto il voto favorevole dei gruppi di opposizione.
A firmare la presa di posizione sono le presidenti dei gruppi consiliari: Gianna Pentenero per il Partito Democratico, Alice Ravinale per Alleanza Verdi e Sinistra, Sarah Disabato per il M5S e Vittoria Nallo per Stati Uniti d’Europa.
“Rischio ai massimi dalla Guerra Fredda”
Nel testo approvato si richiama il contesto internazionale segnato da un ritorno del rischio nucleare “ai livelli più alti dalla Guerra Fredda”. Le firmatarie sottolineano il valore del diritto alla vita, l’impatto umanitario e ambientale devastante di qualsiasi utilizzo di armi atomiche e il ruolo delle istituzioni nel promuovere una cultura della pace.
Il principio del “non primo uso” – già discusso in ambito internazionale come misura di riduzione dell’escalation – viene indicato come uno strumento concreto per diminuire il rischio di errori di calcolo o di degenerazione dei conflitti. L’ordine del giorno impegna inoltre la Regione a sostenere il tema nelle sedi istituzionali, dalla Conferenza Stato-Regioni alla Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, e a promuovere iniziative di sensibilizzazione con enti locali, università e società civile.
Un messaggio politico in un clima di tensione
“Gli attacchi terribili di questi giorni in Medio Oriente mostrano quanto sia drammatico il venir meno della diplomazia”, affermano le presidenti dei gruppi. Il voto viene presentato come un “atto di responsabilità” e un invito a riportare il dialogo al centro della scena internazionale.
Il Piemonte, ricordano, vanta una tradizione consolidata di impegno per i diritti umani e la pace, anche attraverso il proprio Comitato regionale dedicato. In una fase storica segnata da conflitti aperti e tensioni nucleari latenti, il messaggio che arriva da Torino è chiaro: le istituzioni territoriali intendono far sentire la propria voce.
Tra accuse al governo per la gestione del caro-energia e appelli al disarmo nucleare, la politica italiana si muove così su un doppio binario: l’emergenza economica interna e la tempesta geopolitica globale, sempre più intrecciate.
