Non presenta lesioni macroscopiche riconducibili a un taglio accidentale durante le fasi di espianto il cuore prelevato a Bolzano e poi trapiantato al piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli. È questa la prima, significativa evidenza emersa dall’autopsia disposta dalla magistratura, un passaggio tecnico cruciale che potrebbe modificare l’asse investigativo su uno dei casi più delicati degli ultimi mesi in ambito trapiantologico.
Il piccolo Domenico era stato sottoposto a trapianto di cuore circa due mesi prima della morte, ricevendo un organo proveniente da Bolzano e giunto a Napoli in condizioni giudicate danneggiate. Secondo quanto trapelato nelle fasi iniziali dell’inchiesta, alcune testimonianze avevano ipotizzato che il cuore fosse stato compromesso già durante l’espianto, con un taglio sul ventricolo attribuito – per errore – all’équipe cardiochirurgica partita dal Monaldi per il prelievo nell’ospedale altoatesino. Una ricostruzione pesante, finita agli atti, che ora trova una prima smentita sul piano anatomo-patologico.
Nessuna ferita visibile sul ventricolo
L’esame autoptico non avrebbe evidenziato segni compatibili con una lesione da bisturi o con una sutura riparativa effettuata per rimediare a un’eventuale incisione accidentale. In termini tecnici, l’assenza di lesioni macroscopiche sull’organo esclude – allo stato – che il danno possa essere stato provocato da un errore chirurgico durante il prelievo.
Si tratta di una conclusione preliminare, destinata a essere integrata dagli esami istologici e dalle consulenze specialistiche che dovranno approfondire lo stato dei tessuti e chiarire se vi siano stati altri fattori – ischemici, meccanici o legati alla conservazione e al trasporto – in grado di compromettere la funzionalità del cuore prima o dopo l’impianto.
Un’indagine ancora aperta
Il fascicolo aperto dalla procura resta dunque in una fase delicata. Se da un lato l’autopsia sembrerebbe alleggerire la posizione dell’équipe impegnata nell’espianto a Bolzano, dall’altro non scioglie i nodi sulle cause effettive del deterioramento dell’organo e sul nesso tra le sue condizioni e il decesso del bambino.
Resta da chiarire, in particolare, cosa sia accaduto nella finestra temporale che va dal prelievo al trapianto: le modalità di conservazione, la catena del freddo, i tempi di trasporto e le eventuali criticità logistiche. In ambito trapiantologico, ogni minuto è determinante e ogni passaggio è regolato da protocolli stringenti. Una deviazione, anche minima, può incidere in modo irreversibile sulla qualità dell’organo.
Il dolore e le responsabilità
La morte di Domenico ha scosso profondamente l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla sicurezza delle procedure di donazione e trapianto, un sistema che in Italia rappresenta un’eccellenza ma che, come ogni ingranaggio complesso, richiede controlli rigorosi e trasparenza assoluta.
Le conclusioni definitive richiederanno tempo. Solo al termine degli accertamenti tecnici e delle eventuali perizie collegiali sarà possibile stabilire se vi siano state responsabilità individuali o falle organizzative. Per ora, l’autopsia segna un punto fermo: il cuore trapiantato non presenta tracce evidenti di un taglio accidentale in fase di espianto.
Un elemento che cambia la prospettiva dell’indagine, ma non attenua il peso di una tragedia che chiede risposte chiare e definitive.
