Un volo nel vuoto di dieci metri, poi la corsa disperata in ospedale. Non ce l’ha fatta Loris Costantino, 26 anni, operaio di una ditta di pulizie dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, precipitato mentre era al lavoro nel reparto agglomerato dello stabilimento siderurgico. L’ennesima tragedia che riaccende i riflettori sulla sicurezza in uno dei siti industriali più complessi e discussi del Paese.
Secondo una prima ricostruzione, il giovane sarebbe caduto da un piano di calpestio mentre stava svolgendo attività di pulizia all’interno dell’impianto. Un impatto violento, che non gli ha lasciato scampo. I colleghi hanno immediatamente lanciato l’allarme: sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e il personale dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Costantino è morto poco dopo l’arrivo.
La dinamica dell’incidente è ora al centro delle verifiche tecniche e giudiziarie. Gli ispettori dovranno accertare le condizioni dell’area in cui si è verificata la caduta, l’eventuale presenza di dispositivi di protezione, il rispetto dei protocolli di sicurezza e l’esatta sequenza dei fatti. In impianti come il reparto agglomerato — snodo fondamentale del ciclo produttivo dell’acciaio, dove si preparano le materie prime per l’altoforno — i rischi ambientali e strutturali sono elevati e richiedono procedure rigorose e controlli costanti.
In una nota ufficiale, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria — la società che gestisce il sito dopo la lunga e tormentata vicenda dell’ex Ilva — ha espresso «profondo cordoglio per la tragica scomparsa» del lavoratore, dipendente dell’impresa appaltatrice Gea Power. L’azienda ha comunicato di aver «immediatamente avviato tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto» e ha ribadito «la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti».
La morte di Loris Costantino si inserisce in un contesto industriale segnato negli anni da tensioni, vertenze e polemiche che hanno riguardato non solo l’impatto ambientale e sanitario del siderurgico, ma anche le condizioni di lavoro e la gestione della sicurezza. Il tema torna ora con forza al centro dell’attenzione pubblica e sindacale, in uno stabilimento che occupa migliaia di addetti diretti e dell’indotto e che rappresenta uno snodo strategico per la produzione nazionale di acciaio.
Per Taranto è un nuovo lutto che pesa come un macigno. Un ragazzo di 26 anni, al lavoro in uno dei cuori industriali d’Italia, la cui morte chiede risposte rapide e trasparenti. Le indagini dovranno chiarire se si sia trattato di una tragica fatalità o se vi siano responsabilità legate all’organizzazione del lavoro e alle misure di prevenzione.
Intanto resta il silenzio attonito di un impianto che non si ferma, ma che ancora una volta si trova a fare i conti con il prezzo umano dell’acciaio.
