3 Luglio 2026, venerdì
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Medio Oriente sull’orlo del baratro: attacco congiunto di Israele e Usa all’Iran, Teheran minaccia la chiusura di Hormuz

Scatta l’operazione “preventiva” contro il programma nucleare iraniano. Pioggia di missili su Israele, 86 studentesse uccise a Minab. Trump e Netanyahu si sentono al telefono, convocato il Consiglio di Sicurezza Onu.

Il Medio Oriente precipita in una nuova, drammatica fase di conflitto aperto. Israele e Stati Uniti hanno lanciato un attacco definito “preventivo” contro l’Iran, colpendo obiettivi ritenuti strategici per il programma nucleare di Teheran e per l’apparato militare dei Pasdaran. A poche ore dall’operazione, su tutto il territorio israeliano è stato dichiarato lo stato di emergenza, mentre lo spazio aereo è stato chiuso e le sirene hanno ricominciato a suonare: la prima ondata di missili iraniani ha già raggiunto il Paese.

L’azione militare arriva dopo settimane di tensioni crescenti, scandite da dichiarazioni sempre più esplicite da parte del presidente americano Donald Trump, che aveva minacciato un intervento diretto contro Teheran, accusata di accelerare sul dossier nucleare e di aver represso nel sangue le proteste interne degli ultimi mesi, con migliaia di vittime tra i manifestanti. «Difendiamo gli americani dalle minacce», ha dichiarato Trump, rivendicando la necessità dell’operazione.

Dal fronte iraniano, la risposta è arrivata immediata e durissima. I Pasdaran hanno parlato di “risposta schiacciante”, mentre la macchina militare della Repubblica islamica si è messa in moto. Secondo fonti ufficiali, almeno 86 giovani studentesse sarebbero rimaste uccise in un attacco che ha colpito una scuola femminile a Minab, nel sud del Paese. A riferirlo è il sito della magistratura iraniana Mizan. Un bilancio che, se confermato, rischia di infiammare ulteriormente l’opinione pubblica interna e regionale.

Il nodo strategico di Hormuz

Sul piano geopolitico, il segnale più allarmante riguarda lo Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia iraniana Fars News, Teheran avrebbe avviato le procedure per chiudere il passaggio marittimo più sensibile del pianeta per il traffico energetico. Lo Stretto di Hormuz è il chokepoint attraverso cui transita una quota significativa del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La sua interdizione rappresenterebbe un colpo potenzialmente devastante per i mercati energetici globali e per la stabilità economica internazionale.

Il governo iraniano avrebbe già avvertito le compagnie di navigazione: nessuna imbarcazione sarebbe autorizzata ad attraversare lo stretto. Una mossa che, se attuata, trasformerebbe lo scontro militare in una crisi economica globale, con effetti immediati sui prezzi dell’energia e sulle rotte commerciali.

Asse Washington-Tel Aviv

Nelle stesse ore, la diplomazia si muove a ritmo serrato. Trump ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, confermato dall’ufficio di quest’ultimo dopo un’anticipazione della televisione israeliana Channel 12. Il coordinamento tra Washington e Tel Aviv appare stretto, in una strategia che punta a colpire preventivamente le capacità offensive iraniane e a contenere la risposta.

La scelta di agire congiuntamente segna un salto di qualità nella crisi: non più operazioni indirette o guerre per procura, ma un’azione militare esplicita contro la Repubblica islamica. Una decisione che cambia gli equilibri regionali e che potrebbe trascinare altri attori nell’escalation.

L’Onu e la diplomazia internazionale

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato per le 16 di New York (le 22 in Italia) per affrontare la crisi innescata dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. La riunione si preannuncia tesa, con la comunità internazionale chiamata a tentare una mediazione mentre sul terreno si combatte.

Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere di seguire “con la massima attenzione” l’evolversi della situazione. «È al lavoro l’Unità di crisi», ha dichiarato, segnalando la preoccupazione per i cittadini italiani nell’area e per le possibili ripercussioni regionali.

Uno scenario ad alto rischio

L’attacco segna un punto di non ritorno in un confronto che covava da anni sotto la cenere delle sanzioni, delle operazioni coperte e delle guerre per interposta milizia. Ora il rischio è quello di una guerra aperta, con il coinvolgimento diretto di attori regionali e internazionali.

La chiusura di Hormuz, la pioggia di missili su Israele, le vittime civili in Iran e il serrato asse tra Washington e Tel Aviv delineano uno scenario ad altissima tensione. La domanda che si impone, a questo punto, non è più se la crisi si allargherà, ma fino a che punto.

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