La Juventus accarezza l’impossibile, lo tiene stretto per novanta minuti e oltre, poi lo vede scivolare via nei supplementari. All’Allianz Stadium finisce in lacrime una notte che aveva il sapore dell’epopea: rimontato il 5-2 dell’andata contro il Galatasaray, riaperta una qualificazione che pareva compromessa, accesa una speranza che ha infiammato Torino. Ma il calcio europeo non perdona, e così ai bianconeri resta solo l’orgoglio. Agli ottavi di finale di Champions League, per l’Italia, ci sarà soltanto l’Atalanta.
Assalto bianconero
Sin dal fischio iniziale la Juventus impone ritmo, pressione, coraggio. È un monologo territoriale, una lunga rincorsa alla montagna da scalare. Il possesso è aggressivo, le seconde palle quasi sempre vinte, la linea difensiva altissima. Ma per scardinare la resistenza turca servono 37 minuti: calcio di rigore, tensione che taglia l’aria, trasformazione impeccabile di Manuel Locatelli. È l’1-0 che accende lo Stadium e restituisce senso alla missione.
Il Galatasaray arretra, prova a spezzare il ritmo, si affida a sporadiche ripartenze. La Juventus, però, sente che l’impresa è possibile. E lo sente anche il pubblico, che spinge come nelle grandi notti europee del passato.
L’episodio che cambia tutto
La ripresa si apre con un colpo di scena: al 47’ cartellino rosso per Lloyd Kelly. Un’espulsione che appare severa, forse eccessiva, ma che costringe la Juventus a giocare praticamente tutto il secondo tempo in inferiorità numerica. È il momento in cui la partita potrebbe scivolare via. Invece accade l’opposto.
In dieci contro undici, la squadra bianconera trova energie impreviste. Si compatta, stringe i denti, alza ulteriormente il livello agonistico. Al 70’ arriva il raddoppio: mischia in area, zampata di Federico Gatti, stadio in delirio. La montagna ora è meno ripida.
Pochi minuti dopo, il palo colpito da Kenan Yildiz fa tremare i turchi e scuote ulteriormente la serata. È il segnale che la Juventus non si accontenta. E all’82’ arriva il gol che riscrive tutto: inserimento perfetto di Weston McKennie, 3-0, parità complessiva ristabilita. Dallo 0-3 dell’andata al 3-0 del ritorno: la partita si allunga ai supplementari, contro ogni pronostico.
L’extra-time e la beffa
L’inerzia sembra ancora bianconera, ma l’extra-time è un territorio diverso, dove la fatica pesa più delle idee. Dopo un clamoroso errore sotto porta di Edon Zhegrova, che grazia la Juventus, il copione cambia lentamente.
L’uscita dal campo di Yildiz toglie freschezza e fantasia alla manovra juventina. Le energie calano, gli spazi si aprono. Ed è proprio lì che il Galatasaray colpisce. Al 106’ Victor Osimhen brucia la difesa in contropiede e firma il gol che spezza l’equilibrio psicologico prima ancora di quello numerico. La Juventus accusa il colpo. Si sbilancia, prova l’ultimo assalto disperato. Ma al 118’ arriva la sentenza: ripartenza letale, chiusura di Baris Yilmaz, 3-2.
È la rete che manda i turchi agli ottavi e spegne il sogno bianconero.
Rammarico e orgoglio
Il Galatasaray prosegue il cammino europeo e troverà un doppio confronto di altissimo livello contro Liverpool e Tottenham Hotspur. La Juventus, invece, saluta la Champions League a testa alta, con l’amarezza di chi sa di aver compromesso tutto nella notte dell’andata.
Resta una prestazione che restituisce identità, carattere, senso di appartenenza. Resta l’idea che l’impresa fosse davvero a portata di mano. E resta soprattutto il rimpianto: quello di aver visto l’impossibile diventare possibile, per poi svanire a pochi passi dalla gloria.
