Londra incorona il suo re e Hollywood prende appunti. Alla 79ª edizione dei British Academy Film Awards, andata in scena nella consueta cornice della Royal Festival Hall, il titolo che tutti aspettavano ha fatto ciò che prometteva: “Una battaglia dopo l’altra” ha dominato la serata con sei statuette, compresa quella per il miglior film.
Il thriller politico diretto da Paul Thomas Anderson, con Leonardo DiCaprio tra i protagonisti, consolida così una traiettoria già tracciata a gennaio ai Golden Globe Awards e si candida con forza alla notte degli Academy Awards, in programma tra il 15 e il 16 marzo.
Un film politico che parla al presente
“Una battaglia dopo l’altra” è un’opera che mescola tensione narrativa e riflessione ideologica. Al centro, un gruppo di rivoluzionari impegnati in un conflitto sempre più caotico contro lo Stato: una guerra asimmetrica che Anderson filma con rigore formale e un’energia quasi febbrile.
Il film ha convinto la giuria britannica su più fronti: miglior regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio e miglior attore non protagonista a Sean Penn, magnetico nei panni di un ufficiale militare ossessionato, figura ambigua sospesa tra disciplina e paranoia.
Nel ritirare il premio per la regia, Anderson ha scelto un tono intimo, ricordando il suo storico aiuto regista Adam Somner, scomparso nel novembre 2024 per un tumore, poche settimane dopo l’inizio delle riprese. Un omaggio che ha aggiunto una nota di commozione a una serata altrimenti scandita dall’entusiasmo per un successo annunciato.
Gli altri vincitori: vampiri, gotico e Shakespeare
Se il trionfo principale ha un volto politico, il resto del palmarès racconta la varietà di un’annata cinematografica ricca e audace.
La saga vampiresca “Sinners” e il racconto horror gotico “Frankenstein” hanno conquistato tre premi ciascuno, confermando l’ottima salute del cinema di genere e la sua crescente legittimazione nelle grandi cerimonie. Due film diversissimi per tono e ambizione, ma accomunati da un’estetica potente e da un forte impatto visivo.
Spazio anche alla tragedia in costume con “Hamnet”, che ha portato a casa due riconoscimenti, tra cui quello per il miglior film britannico. È proprio grazie a questa pellicola che Jessie Buckley ha scritto una pagina di storia: la sua intensa interpretazione di Agnes Hathaway, moglie di William Shakespeare e madre devastata dal lutto, le è valsa il premio come miglior attrice. Buckley diventa così la prima interprete irlandese a vincere in questa categoria ai Bafta, un risultato che la proietta definitivamente nell’élite del cinema internazionale.
Un anticipo degli Oscar?
Tradizionalmente, i Bafta rappresentano un termometro attendibile per comprendere gli orientamenti dell’Academy. Non sempre le due giurie coincidono nelle scelte, ma quando un film conquista regia, sceneggiatura e premi tecnici, il segnale è inequivocabile.
“Una battaglia dopo l’altra” non è soltanto il vincitore della serata londinese: è il film che intercetta il clima culturale del momento, attraversato da tensioni politiche, conflitti identitari e sfiducia nelle istituzioni. Anderson orchestra tutto questo con un linguaggio cinematografico che unisce spettacolo e profondità, sostenuto da un cast di primo piano e da un impianto tecnico impeccabile.
Se Londra ha parlato, Hollywood è avvertita. La corsa agli Oscar entra ora nella sua fase decisiva, ma il fronte sembra già tracciato: la battaglia, per ora, la sta vincendo Anderson.
