6 Settembre 2026, domenica
HomeItaliaPoliticaIl Pd all’attacco: “Governo in guerra con i giudici, ma il Paese...

Il Pd all’attacco: “Governo in guerra con i giudici, ma il Paese arretra e i giovani fuggono”

Sarracino accusa la destra di alimentare uno scontro istituzionale permanente mentre crescono lavoro povero ed emigrazione. Serracchiani punge Meloni sui casi Creazzo e Acca Larentia. Misiani incalza sui dazi di Trump bocciati dalla Corte Suprema Usa. D’Attorre: “La Costituzione non si piega alle promesse tradite”.

Uno scontro politico che si sposta sempre più sul terreno della giustizia, delle riforme costituzionali e della politica economica internazionale. E un’opposizione che prova a ricompattarsi su un filo rosso: accusare il governo di aver scelto la via del conflitto istituzionale mentre il Paese reale, stretto tra precarietà e fuga di cervelli, arretra.

Dal quartier generale del Partito democratico, le critiche si susseguono nel giro di poche ore, toccando magistratura, autonomia differenziata, dazi americani e referendum costituzionale.

Sarracino: “Priorità sbagliate mentre il Paese peggiora”

Ad aprire il fronte è Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale, Sud e aree interne nella segreteria nazionale del Pd. La sua accusa è netta: la destra, sostiene, continua ad “attaccare sistematicamente la magistratura” e a rilanciare l’autonomia differenziata voluta dai presidenti del Nord, alimentando “uno scontro istituzionale permanente che non porta nulla ai cittadini”.

Secondo Sarracino, mentre il dibattito pubblico viene monopolizzato da conflitti e riforme divisive, “il lavoro povero aumenta, le condizioni economiche e sociali peggiorano e i giovani continuano ad andarsene dall’Italia perché non vedono un futuro qui”. Non si tratterebbe, afferma, di distrazione ma di “una scelta precisa”: guardare altrove mentre “una generazione intera viene abbandonata”.

Il Pd, rivendica, intende fare l’opposto: mettere “ragazze e ragazzi al centro” di un progetto per il futuro del Paese. Una contrapposizione politica che punta a saldare questione sociale e questione generazionale.

Il caso Creazzo e Acca Larentia: la stoccata di Serracchiani

Sul terreno della giustizia interviene anche Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, che chiama direttamente in causa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Serracchiani richiama due decisioni giudiziarie: l’annullamento con rinvio, da parte della Corte di Cassazione, della condanna a dieci anni per l’ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo e il proscioglimento di 29 persone – in gran parte appartenenti a CasaPound – per i fatti di Acca Larentia.

La domanda, affidata a un video sui social, è volutamente provocatoria: anche questa volta Meloni attaccherà i giudici? Un riferimento alle precedenti prese di posizione della premier contro alcune sentenze sgradite all’esecutivo.

Misiani e i dazi: “Meloni difenderà Trump o l’Italia?”

Il confronto si allarga poi al piano internazionale. Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, interviene sulla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che, con una maggioranza di sei giudici contro tre, ha bocciato i dazi introdotti dal presidente Donald Trump, giudicando illegittimo il ricorso a una legge sulle emergenze nazionali per imporli unilateralmente.

Per Misiani si tratta di “un colpo politico durissimo” che sconfessa uno dei pilastri della linea economica trumpiana, i cosiddetti “dazi reciproci”. Da qui l’affondo politico: Meloni, chiede l’esponente dem, difenderà “il suo amico Trump” o gli interessi di imprese e lavoratori italiani colpiti da quelle misure?

È un passaggio che mira a colpire la collocazione internazionale del governo e a mettere in discussione quella che il Pd definisce “subalternità acritica” nei confronti dell’alleato americano.

D’Attorre: “La Costituzione non è il problema”

Infine, il capitolo riforme. Alfredo D’Attorre, componente della segreteria nazionale dem, accusa la premier di alternare video polemici contro la magistratura a “stravolgimenti della Costituzione” imposti in Parlamento. Nel mirino, oltre alle modifiche in materia di giustizia, torna l’autonomia differenziata, che – secondo il Pd – rischia di “disgregare quel che resta del sistema sanitario nazionale” e di compromettere il diritto alla salute in alcune aree del Paese.

La tesi è politica prima ancora che giuridica: di fronte alle promesse non mantenute, sostiene D’Attorre, il governo cercherebbe di far credere che “il problema sia la Costituzione vigente”. Per il Pd, invece, il nodo è l’azione dell’esecutivo. E il referendum del 22 e 23 marzo diventa, nelle parole dell’esponente dem, l’occasione per difendere “il disegno e l’equilibrio complessivo della Costituzione repubblicana” con una vittoria del No.

Ne emerge un quadro di opposizione che tenta di ricondurre temi diversi – giustizia, economia, autonomia, giovani – a una critica unitaria: un governo accusato di privilegiare lo scontro simbolico e identitario mentre le fragilità strutturali del Paese, dal lavoro povero all’emigrazione giovanile, restano senza risposta. Una sfida che, nelle prossime settimane, si giocherà tanto nelle aule parlamentari quanto nel confronto diretto con l’opinione pubblica.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti