Per undici anni non era mai accaduto. Stavolta sì. Sergio Mattarella ha scelto di sedere al Plenum ordinario del Consiglio Superiore della Magistratura, a Palazzo dei Marescialli, per pronunciare parole che suonano come un richiamo formale ma anche come un messaggio politico-istituzionale in una stagione di tensioni crescenti tra magistratura ed esecutivo.
La ragione della sua presenza, ha spiegato lo stesso Presidente della Repubblica, è duplice: “la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm” e, soprattutto, “ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.
Parole calibrate, ma inequivocabili. Un invito – o, se si preferisce, un monito – rivolto all’intero arco delle istituzioni repubblicane.
Il richiamo al rispetto reciproco
Mattarella non ha offerto una difesa acritica dell’organo di autogoverno della magistratura. Anzi, ne ha riconosciuto limiti e criticità. Il Csm, ha detto, non è “esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori” e non è sottratto alle critiche. Ma la stessa cosa vale per tutte le istituzioni della Repubblica, siano esse espressione del potere legislativo, esecutivo o giudiziario.
Il punto centrale del suo intervento è stato però un altro: la necessità di mantenere il confronto entro un perimetro istituzionale. “In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica”, il Capo dello Stato ha avvertito “la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”.
Un passaggio che arriva in un contesto segnato da polemiche sulla riforma della separazione delle carriere e da attacchi incrociati tra esponenti politici e magistrati.
Le reazioni del governo
Dal Guardasigilli è arrivata una risposta di piena condivisione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato di “totale apprezzamento” per l’esortazione del Presidente, riconoscendone il ruolo di custode della Costituzione. Nordio ha assicurato che il governo manterrà la dialettica referendaria “nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa”, pur nella fermezza delle proprie posizioni.
Più tranchant il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha invitato tutti ad abbassare i toni, citando in particolare il procuratore di Napoli Nicola Gratteri per l’uso di un linguaggio ritenuto “non consono” al ruolo ricoperto.
Sulla stessa linea il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha definito “epocale” la riforma della separazione delle carriere e ha sottolineato come il richiamo di Mattarella alla “dignità” del Csm possa contribuire a ricondurre il confronto a toni meno conflittuali.
Le opposizioni: “Ha riportato il confronto sui binari corretti”
Dall’opposizione il giudizio è stato altrettanto positivo, ma letto in chiave diversa. Per il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, l’intervento del Capo dello Stato ha rimesso il dibattito “nei corretti binari”, riaffermando il ruolo costituzionale del Csm e la necessità di rispettare la separazione dei poteri.
La segretaria dem Elly Schlein ha parlato di un discorso “di altissimo profilo”, parole “da ascoltare e per le quali va ringraziato”, in particolare per il richiamo al rispetto reciproco tra istituzioni.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha definito la presenza di Mattarella “di alto valore simbolico”, osservando che le polemiche e gli attacchi al Csm avevano “superato il livello di guardia”.
Dal fronte di Italia Viva, il vicepresidente Davide Faraone ha lodato le “parole di grande saggezza” del Presidente, capaci di ricondurre il confronto tra politica e magistratura “nel perimetro del buonsenso”.
Per Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria del Sì per Forza Italia, il richiamo del Capo dello Stato rappresenta la migliore garanzia affinché il Csm resti “estraneo a temi o controversie di natura politica”.
Dal versante dei comitati per il No, Giovanni Bachelet ha espresso l’auspicio che l’intervento abbia una funzione “pacificatrice” nel pieno della campagna referendaria.
Un segnale oltre le parole
Il dato politico più rilevante resta la scelta del Presidente di presiedere personalmente una seduta ordinaria del Csm: un fatto inedito nel suo mandato. Un gesto che vale quanto il discorso.
Nel lessico misurato di Mattarella non c’è mai l’eccesso, ma neppure l’ambiguità. Il Csm – organo di autogoverno della magistratura – è istituzione di rilievo costituzionale e come tale va rispettato. Le critiche sono legittime, le riforme sono materia di confronto politico, ma il confine tra dialettica e delegittimazione non può essere superato.
Il Capo dello Stato non entra nel merito della riforma, non prende posizione sul referendum, non difende corporazioni. Rivendica piuttosto un principio: il rispetto reciproco tra poteri è condizione essenziale dell’equilibrio repubblicano.
In un tempo in cui il conflitto tende a occupare la scena pubblica, il Presidente richiama tutti – governo, Parlamento, magistratura – a una grammatica istituzionale condivisa. Non un intervento neutro, ma un atto di presidio costituzionale. Nell’interesse, come ha scandito lui stesso, della Repubblica.
