5 Luglio 2026, domenica
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Armi anche fuori servizio, svolta per gli agenti: scatta l’ok definitivo del Viminale

Una circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza rende operativa la norma contenuta nel decreto legge dell’11 aprile 2025: porto senza licenza e acquisto semplificato per tutte le forze dell’ordine, polizia locale compresa

Dopo mesi di sospensione applicativa, il via libera è arrivato. Gli agenti delle forze dell’ordine potranno portare con sé armi anche quando non sono in servizio. A sbloccare una disposizione rimasta finora sulla carta è una circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza che fornisce le prime istruzioni operative per l’attuazione dell’articolo 28 del decreto-legge 11 aprile 2025, entrato in vigore lo scorso anno ma rimasto, fino a oggi, in attesa di piena esecuzione.

La novità non riguarda solo Polizia di Stato e Carabinieri, ma si estende a tutti gli operatori delle forze di pubblica sicurezza, compresi gli agenti della polizia locale. Una platea ampia, per la quale cambia in modo significativo il regime giuridico del porto d’armi fuori dall’orario di lavoro.

La presunzione di autotutela

Il passaggio chiave della circolare è netto. «Il citato articolo 28 dispone una rilevante innovazione in tema di porto d’armi senza licenza a favore degli agenti di pubblica sicurezza», si legge nel documento del Viminale. In altre parole, non sarà più necessario dimostrare uno specifico bisogno per portare con sé un’arma personale al di fuori del servizio.

Viene superato il principio secondo cui l’agente, per armarsi fuori turno con un’arma diversa da quella in dotazione, dovesse provare una concreta esigenza. Al suo posto subentra una “presunzione legale dell’esigenza di autotutela”: il rischio connesso alla funzione esercitata è considerato permanente, non circoscritto alle ore di servizio.

Un cambio di paradigma che riconosce formalmente ciò che da anni viene sostenuto da sindacati di categoria e associazioni di rappresentanza: l’esposizione al pericolo, per chi svolge compiti di ordine pubblico e repressione dei reati, non si esaurisce con la fine del turno.

Porto senza licenza e acquisto semplificato

L’altra innovazione riguarda le modalità di acquisto. Gli operatori di pubblica sicurezza potranno comprare armi personali senza necessità di una licenza di porto d’armi, esibendo semplicemente il tesserino professionale al momento dell’acquisto presso l’armeria.

Si tratta di una semplificazione amministrativa rilevante: la qualifica professionale diventa di per sé titolo sufficiente sia per l’acquisto sia per il porto, anche al di fuori del servizio. Un allineamento normativo che elimina passaggi autorizzativi considerati ridondanti rispetto allo status giuridico degli appartenenti alle forze dell’ordine.

Resta naturalmente fermo il rispetto delle altre disposizioni in materia di custodia, tracciabilità e uso legittimo delle armi, che continuano a essere disciplinate dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e dalle norme penali.

Una norma attesa, ora operativa

Il decreto dell’11 aprile 2025 aveva già previsto la possibilità, ma mancavano indicazioni operative chiare. La circolare interviene proprio su questo punto, colmando il vuoto applicativo e uniformando le prassi su tutto il territorio nazionale.

La scelta si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento degli strumenti di tutela per gli operatori della sicurezza, in un contesto segnato da un aumento delle aggressioni ai danni di agenti e ufficiali, spesso anche fuori servizio. Proprio la dimensione “extraturno” è stata negli ultimi anni teatro di episodi critici, che hanno riacceso il dibattito sulla necessità di garantire forme più incisive di protezione individuale.

Il dibattito politico e le possibili criticità

La misura, destinata a incidere in modo strutturale sul regime del porto d’armi per le forze dell’ordine, non è priva di potenziali controversie. Da un lato, i sostenitori parlano di riconoscimento dovuto e di adeguamento alla realtà operativa; dall’altro, non mancano perplessità sul rischio di una diffusione più ampia delle armi in ambito civile, seppur circoscritta a personale qualificato.

Il punto centrale resta l’equilibrio tra esigenze di sicurezza e controllo rigoroso dell’uso delle armi. Con la circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, l’impianto normativo compie comunque un passo deciso: l’autotutela degli agenti diventa una presunzione riconosciuta per legge, non più un’eccezione da dimostrare caso per caso.

Una svolta destinata a segnare in modo permanente il rapporto tra funzione pubblica e diritto individuale alla difesa per chi indossa una divisa, anche quando la divisa, almeno formalmente, è riposta nell’armadietto.

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