29 Giugno 2026, lunedì
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Ferrovie nel mirino, impennata di sabotaggi: 49 attacchi nel 2025. Scatta l’allarme terrorismo

I dati del Viminale segnano un’escalation senza precedenti dopo lo zero del 2023. A Bologna indagine per associazione con finalità di terrorismo sul danneggiamento dei cavi dell’Alta Velocità. Salvini: “Non resterà impunito, risarcimenti milionari”.

Un’escalation improvvisa, numericamente contenuta ma politicamente e simbolicamente deflagrante. Nel 2025 gli attacchi alle linee ferroviarie italiane sono stati 49. L’anno precedente erano stati 9. Nel 2023 nessuno. È la fotografia scattata dal Viminale sugli attentati alle infrastrutture dei trasporti, con un focus specifico sulle linee delle Ferrovie dello Stato. Una progressione che rompe la linearità statistica e riaccende il dibattito sulla sicurezza di una delle reti strategiche del Paese.

Il dato, diffuso dal Ministero dell’Interno, evidenzia un salto netto rispetto al recente passato. Non una lenta crescita, ma un balzo in avanti che interroga apparati di sicurezza e decisori politici. Se nel 2023 non si era registrato alcun episodio riconducibile ad attacchi alle infrastrutture ferroviarie, nel 2024 i casi erano stati nove. Nel 2025 si arriva a quarantanove. Un incremento di oltre cinque volte nell’arco di dodici mesi.

Infrastrutture strategiche sotto pressione

Le linee ferroviarie – e in particolare l’Alta Velocità – rappresentano un’infrastruttura critica per il sistema economico e sociale italiano. Ogni sabotaggio, anche quando non provoca vittime, ha un effetto moltiplicatore: rallentamenti, cancellazioni, danni economici, disagi per migliaia di passeggeri, ripercussioni sulla logistica e sulla mobilità nazionale.

È su questo piano che il tema assume una dimensione che va oltre la cronaca. La sicurezza dei trasporti è materia sensibile non solo per l’ordine pubblico, ma per la tenuta complessiva del Paese. Gli episodi registrati nel 2025, secondo quanto emerge dai dati del Viminale, non possono più essere letti come fatti isolati.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, parla apertamente di “attacco all’Italia”. “I dati del Viminale sui sabotaggi alle linee ferroviarie sono inquietanti e confermano le preoccupazioni già manifestate nei mesi scorsi. I 49 casi del 2025 rispetto ai 9 dell’anno precedente sono un attacco all’Italia che non resterà impunito. Oltre al carcere chiederemo risarcimenti milionari, a tutela dei passeggeri danneggiati”, ha dichiarato.

Parole che segnano un cambio di tono: non solo repressione penale, ma anche azioni risarcitorie, con l’obiettivo di colpire economicamente eventuali responsabili.

Il caso Bologna e l’ipotesi terrorismo

Sul fronte giudiziario, l’episodio che più di altri ha catalizzato l’attenzione è quello di Bologna, dove la Digos ha trasmesso alla Procura una prima comunicazione di reato relativa al danneggiamento dei cavi dell’Alta Velocità nel nodo ferroviario cittadino, uno dei più delicati della rete nazionale.

I magistrati stanno valutando gli atti, ma – secondo quanto riferito – il fascicolo sarà aperto contro ignoti con ipotesi di reato pesanti: associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti. La comunicazione è stata assegnata al gruppo specializzato “Terrorismo” della Procura, coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi. Il procuratore capo Paolo Guido figura come primo coassegnatario del procedimento.

La scelta di incardinare il fascicolo nell’area antiterrorismo non è un dettaglio tecnico. Indica che gli inquirenti ritengono necessario valutare se dietro il danneggiamento vi sia una strategia organizzata e finalizzata a destabilizzare o intimidire, piuttosto che un atto vandalico isolato.

Indagini e scenari

Le indagini dovranno chiarire modalità, strumenti utilizzati, eventuali rivendicazioni e soprattutto la matrice degli attacchi. Si tratta di episodi tra loro scollegati o di un disegno unitario? È presente una rete organizzata o si è di fronte a emulazioni e azioni autonome? Sono interrogativi centrali in una fase in cui la soglia di attenzione resta alta.

Il salto numerico tra il 2024 e il 2025 impone un rafforzamento dei dispositivi di prevenzione, dalla sorveglianza fisica alle tecnologie di controllo lungo le tratte più sensibili. La protezione delle infrastrutture critiche è da tempo uno dei pilastri delle strategie di sicurezza nazionale, ma l’impennata registrata quest’anno suggerisce la necessità di un ulteriore salto di qualità.

Un banco di prova per lo Stato

Il sistema ferroviario è uno dei simboli della modernizzazione del Paese. Colpirlo significa incidere su un nervo scoperto: la mobilità quotidiana di milioni di cittadini e l’immagine stessa dell’efficienza infrastrutturale italiana.

I numeri diffusi dal Viminale – 49 attacchi nel 2025 contro i 9 del 2024 e lo zero del 2023 – non sono soltanto una statistica. Sono un indicatore di vulnerabilità e, insieme, un banco di prova per la capacità dello Stato di prevenire, indagare e sanzionare.

Le prossime settimane diranno se l’inchiesta bolognese aprirà la strada a un filone investigativo più ampio. Nel frattempo, l’allerta resta alta: la rete ferroviaria italiana è sotto osservazione, e la risposta delle istituzioni si annuncia ferma, sul piano giudiziario e politico.

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