L’Ucraina si risveglia ancora una volta al buio. Nel 1436° giorno di guerra, la Russia ha lanciato nelle ultime ore un nuovo e massiccio attacco contro le infrastrutture energetiche del Paese, colpendo con droni e missili obiettivi strategici distribuiti su gran parte del territorio nazionale, inclusa l’area occidentale finora relativamente meno esposta. Le conseguenze sono immediate: blackout diffusi, reti elettriche in difficoltà e un sistema energetico sempre più sotto pressione mentre l’inverno resta una minaccia concreta.
Secondo le autorità locali e i media ucraini, le incursioni notturne hanno interessato numerose città, confermando una strategia ormai consolidata da parte di Mosca: fiaccare la resistenza di Kiev colpendo le infrastrutture civili essenziali, in particolare quelle energetiche, per indebolire il morale della popolazione e la capacità logistica del Paese. Una tattica che si accompagna all’intensificarsi dei combattimenti sul fronte orientale, dove la Russia continua a esercitare una forte pressione militare nel Donbass.
L’onda lunga del conflitto ha superato nuovamente i confini ucraini. In Polonia, Paese membro della NATO e alleato chiave di Kiev, le autorità hanno rafforzato la sorveglianza dello spazio aereo e disposto la chiusura temporanea di due aeroporti, una misura precauzionale che testimonia il timore di possibili sconfinamenti o incidenti legati alle operazioni militari russe.
Sul piano diplomatico, intanto, si intravede un timido spiraglio. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che la prossima settimana delegazioni di Ucraina e Russia si recheranno negli Stati Uniti per nuovi colloqui, in formato bilaterale. L’incontro, secondo quanto riferito dal leader di Kiev ai giornalisti e riportato dall’agenzia Ukrinform, dovrebbe svolgersi con ogni probabilità a Miami, e l’Ucraina ha già confermato la propria partecipazione.
La notizia arriva dopo i recenti colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi, che tuttavia non hanno prodotto risultati concreti. Sul tavolo restano nodi irrisolti e profondi: Mosca continua a chiedere il ritiro ucraino dal Donbass, condizione che Kiev considera inaccettabile e che rischia di rendere il confronto diplomatico ancora più fragile.
Zelensky ha inoltre rivelato un dettaglio significativo sul ruolo di Washington. Secondo il presidente ucraino, gli Stati Uniti puntano a porre fine alla guerra entro il mese di giugno e avrebbero concesso a entrambe le parti una sorta di ultimatum temporale per raggiungere un accordo. In caso di mancato rispetto della scadenza, l’amministrazione Trump sarebbe pronta a esercitare ulteriori pressioni sia su Mosca sia su Kiev per accelerare il processo negoziale.
Un punto, però, resta fermo nella posizione ucraina: «Non si possono fare accordi sull’Ucraina senza l’Ucraina», ha ribadito Zelensky, riaffermando il principio della piena sovranità nazionale anche al tavolo delle trattative. Intanto, sul terreno, la guerra continua a parlare il linguaggio delle esplosioni, dei droni e dei blackout, mentre la diplomazia prova faticosamente a inseguire i fatti.
