17 Febbraio 2026, martedì
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Sicurezza a parole, sedie vuote nei fatti

Piemonte, Consiglio regionale senza numero legale sul caso Askatasuna. Le opposizioni denunciano l’assenza della maggioranza mentre a Roma la destra invoca ordine e unità. Appendino: «Usano il caos per misure liberticide».

Ore 20.30, Palazzo Lascaris. Il tabellone certifica ciò che nell’aula è già evidente: manca il numero legale. La seduta del Consiglio regionale del Piemonte si interrompe proprio mentre si discutono gli ordini del giorno sul corteo di Askatasuna e sui gravi fatti del 31 gennaio. La maggioranza di centrodestra non c’è. È andata via. A cena, accusano le opposizioni. E con quella assenza cade, secondo Pd, Avs, M5S e SUE, la narrazione di una destra che fa della sicurezza e della tutela delle forze dell’ordine il proprio vessillo politico.

La denuncia arriva in una nota congiunta firmata da Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (Avs), Sarah Disabato (M5S) e Vittoria Nallo (SUE). Il tono è duro, il giudizio tranchant: «Un fatto grave e censurabile – scrivono – che impedisce alla politica di esprimere una condanna formale su quanto accaduto a Torino». Tanto più perché, ricordano le opposizioni, sul tema erano stati presentati ben tre atti di indirizzo.

Il paradosso politico è tutto qui. Mentre a Roma la destra chiede unità alle altre forze politiche su una risoluzione comune e, in prima serata, attacca chi ha partecipato al corteo, in Piemonte non riesce neppure a garantire la prosecuzione del dibattito e il voto in aula. La discussione slitta di una settimana. «Questa è la serietà della maggioranza – accusano – per chi governa il Piemonte, la sicurezza può aspettare».

Una distanza che non è solo geografica, ma politica. Da un lato, il linguaggio dell’emergenza e dell’ordine pubblico; dall’altro, la pratica quotidiana delle istituzioni regionali, lasciate senza i numeri necessari per deliberare su uno dei temi più sensibili del momento.

L’affondo di Appendino alla Camera

Intanto lo scontro si accende anche a Roma. Alla Camera dei deputati, l’ex sindaca di Torino e deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino attacca frontalmente la maggioranza e il governo, ribaltando la narrazione sulle violenze anarchiche.

«Vi immagino, colleghi di maggioranza, sorridere nel vedere le devastazioni di Torino», esordisce Appendino in Aula. Poi l’affondo: «Gli anarchici sono i vostri migliori alleati: loro creano il caos e voi usate quel caos per varare misure liberticide, attaccare i giudici e nascondere il vostro clamoroso fallimento sulla sicurezza».

Nel mirino finiscono alcune delle proposte annunciate dall’esecutivo. A partire dalla cauzione: «Pensate davvero che un black block che viene per spaccare tutto si fermi perché deve pagare una cauzione? Quella misura non ferma i violenti, ferma solo i cittadini onesti che non possono permetterselo. È una tassa sulla democrazia».

Critiche anche allo scudo penale per le forze dell’ordine: «Se voleste davvero aiutarle, dareste loro dignità, non impunità. Assumereste più agenti e li paghereste meglio». E infine il fermo preventivo, definito come una pericolosa deriva: «Volete arrestare i cittadini in base alle loro attitudini, senza il vaglio di un giudice? Davvero fingete di non sapere che tra gli arrestati di Torino ci sono anche incensurati?».

L’intervento si chiude con un invito che suona come una sfida politica: «Tornate nel mondo reale».

Due piani, una stessa frattura

Dalla Regione Piemonte al Parlamento nazionale, il caso Askatasuna mette a nudo una frattura profonda tra proclami e comportamenti. Le opposizioni accusano il centrodestra di brandire la sicurezza come slogan, salvo poi disertare i luoghi in cui quella sicurezza dovrebbe essere discussa, regolata e votata. Una frattura che, seduta dopo seduta, rischia di allargarsi fino a diventare una questione di credibilità istituzionale.

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