29 Agosto 2026, sabato
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La Sapienza sotto attacco hacker: rete bloccata e task force al lavoro. L’ipotesi è un ransomware

Emergenza cybersicurezza nella più grande università d’Europa: sistemi offline per precauzione

Un attacco informatico ha colpito il cuore digitale dell’Università “La Sapienza” di Roma, costringendo l’ateneo a disattivare in via precauzionale l’intera infrastruttura di rete. A confermarlo è stata la stessa università attraverso i propri canali ufficiali, mentre migliaia di studenti, docenti e personale amministrativo si sono ritrovati improvvisamente senza accesso ai servizi online.

Secondo le prime informazioni trapelate, l’offensiva avrebbe le caratteristiche di un attacco ransomware, una delle minacce più insidiose nel panorama della criminalità informatica contemporanea: malware progettati per bloccare i sistemi e cifrare i dati, spesso accompagnati da richieste di riscatto.

In una nota pubblicata sui social, La Sapienza spiega di aver disposto “l’immediato blocco dei sistemi di rete” per tutelare l’integrità e la sicurezza dei dati. Una task force tecnica è stata attivata per analizzare l’incidente, avviare le procedure di bonifica e pianificare un ripristino graduale dei servizi. Fondamentale, in questa fase, il ricorso ai sistemi di backup, che – precisa l’ateneo – non sarebbero stati coinvolti nell’attacco.

Per fronteggiare l’emergenza e limitare l’impatto su studenti e operatori, l’università ha chiesto il supporto dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, con l’obiettivo di mitigare gli effetti del blocco e garantire la riattivazione dei servizi essenziali nel più breve tempo possibile. Una collaborazione che conferma la gravità dell’episodio e l’attenzione riservata alla protezione dei dati in uno snodo strategico del sistema universitario italiano.

Non si tratta, tuttavia, di un episodio isolato nella storia dell’ateneo romano. Già nel luglio del 2011 La Sapienza era finita nel mirino di un attacco informatico su larga scala che aveva coinvolto diversi atenei, in Italia e all’estero. In quell’occasione i cybercriminali riuscirono a sottrarre dati sensibili di studenti e docenti: dai codici fiscali agli indirizzi email, fino alle credenziali di accesso alle reti universitarie.

L’attacco odierno riporta al centro del dibattito la vulnerabilità delle grandi infrastrutture pubbliche e la necessità di investimenti strutturali nella sicurezza digitale. Per l’università più grande d’Europa, con oltre centomila iscritti, la sfida ora è duplice: ripristinare rapidamente i servizi e rafforzare le difese per evitare che il sapere, pilastro dell’istituzione, diventi bersaglio facile nell’era della guerra informatica.

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