Il Torino interrompe la striscia nera e torna finalmente a sorridere. Dopo quattro sconfitte consecutive, i granata ritrovano i tre punti superando di misura il Lecce al termine di una sfida ruvida, povera di spettacolo ma carica di significati, soprattutto per la classifica e per il futuro immediato della panchina. A decidere è Che Adams, al primo vero acuto sotto la Mole, capitalizzando un assist illuminante di Vlasic nel cuore del primo tempo.
La partita si sviluppa su binari tattici rigidi, con ritmi bassi e pochissime concessioni. Il Lecce tiene palla con personalità, cercando di palleggiare tra le linee, mentre il Torino attende e prova a colpire di rimessa. Il primo sussulto è di marca salentina: al 26’ Ramadani prova la conclusione dalla distanza, Paleari risponde con sicurezza. È però un fuoco di paglia, perché tre minuti più tardi i granata colpiscono nel loro momento migliore. Vlasic accende la luce con un filtrante perfetto, Adams si inserisce con tempismo e, da pochi passi, trafigge Falcone con un piattone chirurgico. Gol pesante, che libera il peso accumulato nelle ultime settimane.
Il vantaggio non cambia l’inerzia della gara: il Torino continua a gestire senza brillare, il Lecce fatica a trovare sbocchi offensivi reali. In avvio di ripresa sale di nuovo in cattedra l’asse Vlasic-Zapata: il croato inventa, il colombiano va a colpo sicuro da due passi, ma Falcone si supera con un intervento prodigioso che tiene in vita i suoi. È uno dei rari momenti di calcio verticale in una gara spesso spezzettata e avara di emozioni.
Di Francesco prova a rimescolare le carte, inserendo Banda per dare profondità e imprevedibilità a un attacco fino a quel momento sterile. Baroni risponde con i cambi: spazio al neoarrivato Obrador – positivo all’esordio per ordine e personalità – oltre ad Anjorin e Prati per irrobustire la mediana. Il copione però non cambia: il Torino controlla senza affondare, il Lecce manovra senza pungere.
Le occasioni migliori restano ancora granata. Adams sfiora il raddoppio quasi dallo stesso punto del gol, ma questa volta la mira è imprecisa. Poco dopo Falcone deve nuovamente superarsi su un colpo di testa ravvicinato di Zapata, confermandosi il migliore dei suoi. C’è tempo anche per l’esordio di Kulenovic nel finale, mentre dall’altra parte Banda fa tremare il Torino con un destro che si stampa sul palo, azione però viziata da posizione di fuorigioco.
Il forcing finale del Lecce è più generoso che efficace. Il Torino stringe i denti, difende il minimo vantaggio e porta a casa una vittoria che vale ossigeno puro. I granata salgono a quota 26 punti, fermano l’emorragia e consentono a Baroni di tirare un sospiro di sollievo. Il Lecce resta a 18, ancora invischiato nella lotta salvezza e con il rammarico di non aver sfruttato i passi falsi delle dirette concorrenti.
Non è stato un Toro scintillante, ma in questo momento contava soprattutto il risultato. E il segnale, almeno quello, è arrivato.
