Il calcio italiano fa di nuovo i conti con la sua zona d’ombra. Dopo i gravi scontri avvenuti domenica scorsa lungo l’autostrada A1, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi di Lazio e Napoli fino al termine della stagione. Una decisione netta, maturata nel solco di quanto già stabilito appena una settimana fa per le tifoserie di Roma e Fiorentina, protagoniste di analoghi episodi di violenza.
Il provvedimento, comunicato dal Viminale, mira a interrompere una spirale di incidenti che sta trasformando le principali arterie del Paese in potenziali campi di battaglia tra gruppi ultras. Resta escluso dal divieto il derby Roma-Lazio, in programma al momento per il 17 maggio: una scelta motivata dall’assenza di spostamenti organizzati di tifoserie, trattandosi di una gara disputata nella stessa città.
L’episodio che ha fatto scattare la sanzione si è verificato domenica lungo la carreggiata nord dell’A1. Un gruppo di sostenitori del Napoli, diretti a Torino, e alcuni tifosi della Lazio, di ritorno dalla trasferta di Lecce, sono entrati in contatto in autostrada. Volti coperti, mazze e bastoni: pochi minuti di caos che hanno costretto al blocco temporaneo della circolazione, con pesanti disagi per gli automobilisti.
Nonostante l’assenza di feriti, la dinamica ha destato forte allarme. Decine di persone si muovevano a piedi lungo l’autostrada, armate e incappucciate, rievocando uno scenario già visto solo poche settimane fa, sempre sull’A1, negli scontri tra ultras giallorossi e viola. Un copione che si ripete e che ha convinto il Viminale ad adottare misure drastiche e generalizzate.
Lo stop alle trasferte per i tifosi di Lazio e Napoli rappresenta dunque non solo una sanzione, ma anche un segnale politico e istituzionale: la linea del ministero è quella della tolleranza zero di fronte a comportamenti che mettono a rischio l’ordine pubblico e la sicurezza di cittadini estranei al mondo del calcio. Ora il campionato proseguirà senza il sostegno dei tifosi in viaggio, nella speranza che il silenzio degli spalti lontani da casa possa riportare l’attenzione sul gioco e non sulla violenza.
