Le Borse europee aprono in deciso rialzo, proseguendo il recupero avviato già nella seconda parte della seduta precedente. Milano, Parigi e Francoforte guadagnano oltre un punto percentuale, mentre i futures statunitensi indicano un avvio positivo anche per Wall Street. Il segnale è chiaro: i mercati leggono l’ultima mossa di Donald Trump come un allentamento delle tensioni, dopo giorni segnati da annunci e dichiarazioni che avevano riacceso i timori di una nuova fase di instabilità commerciale e geopolitica.
Ancora una volta, a fare la differenza non sono tanto le decisioni formali quanto il cambio di tono. Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, il presidente degli Stati Uniti ha confermato l’interesse strategico di Washington per la Groenlandia, ma ha escluso il ricorso alla forza. Un passaggio che ha contribuito a ridurre le preoccupazioni più immediate, in particolare sul fronte europeo.
L’annuncio sull’Artico e il ruolo della Nato
A rafforzare il clima di maggiore distensione è arrivato, poche ore dopo, l’annuncio pubblicato da Trump su Truth Social. Il presidente ha riferito di aver definito, insieme al segretario generale della Nato Mark Rutte, la cornice di un futuro accordo sulla Groenlandia e sull’intera regione artica. Un’intesa che, nelle parole di Trump, sarebbe vantaggiosa sia per gli Stati Uniti sia per i Paesi dell’Alleanza atlantica.
L’accordo, se finalizzato, risponderebbe a due obiettivi centrali per Washington: l’estensione del sistema di difesa missilistica “Golden Dome” all’isola e l’accesso alle risorse naturali, in un’area considerata sempre più strategica anche per la crescente presenza di Cina e Russia. Secondo il New York Times, l’intesa potrebbe consentire agli Stati Uniti di realizzare basi militari su porzioni limitate del territorio groenlandese.
Le cautele di Rutte e il nodo della sovranità
Alle parole del presidente americano ha fatto seguito una puntualizzazione del segretario generale della Nato. Mark Rutte ha confermato di aver avuto “ottimi colloqui” con Trump, ma ha sottolineato che il percorso verso un accordo definitivo è ancora lungo. Soprattutto, ha chiarito che la questione della sovranità della Groenlandia non è stata affrontata durante l’incontro.
«Non è un tema che abbiamo discusso», ha spiegato Rutte, precisando che l’attenzione è concentrata sulla sicurezza di una regione in rapido cambiamento, dove le attività di Pechino e Mosca sono in aumento. Una posizione che ha trovato il plauso della Danimarca, determinata a difendere il proprio ruolo sull’isola pur mantenendo un quadro di cooperazione rafforzata in ambito Nato.
L’Europa tra prudenza e preoccupazione
In Europa, tuttavia, il clima resta improntato alla cautela. È in programma un Consiglio straordinario dell’Unione europea, convocato per fare il punto sulle possibili contromisure commerciali nei confronti degli Stati Uniti. Il dossier dei dazi, mai del tutto archiviato, torna così a intrecciarsi con le nuove tensioni geopolitiche legate all’Artico.
Ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di un cambiamento dell’ordine internazionale «non solo radicale, ma anche permanente», segnalando come le relazioni transatlantiche stiano attraversando una fase strutturalmente diversa. In questo contesto si inserisce anche la decisione del Parlamento europeo di sospendere la ratifica dell’accordo sui dazi raggiunto lo scorso luglio tra Stati Uniti e Unione europea, in attesa di maggiore chiarezza sugli sviluppi della vicenda groenlandese.
Il rimbalzo dei mercati globali
Nel frattempo, i mercati finanziari reagiscono con un netto rimbalzo. Wall Street ha chiuso l’ultima seduta in forte rialzo: il Dow Jones ha guadagnato 567,74 punti (+1,17%), lo S&P 500 è salito dell’1,15% e il Nasdaq ha registrato un progresso dell’1,18%. Gli investitori sembrano scommettere sul fatto che, almeno nel breve periodo, non si andrà verso una nuova escalation commerciale.
Segnali positivi arrivano anche dall’Asia. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un rialzo dell’1,73%, sostenuta dal clima di fiducia e dalla forza del comparto tecnologico. A trainare il settore sono state anche le parole del ceo di Nvidia, che a Davos ha indicato nell’intelligenza artificiale uno dei principali motori di crescita dell’economia globale.
Cambi, materie prime e beni rifugio
Sul fronte valutario, il dollaro resta sostanzialmente stabile. Il cambio euro/dollaro si mantiene poco sotto quota 1,17, mentre il rapporto dollaro/yen registra movimenti contenuti. L’oro arretra dai massimi recenti, segnale di una minore propensione al rischio da parte degli investitori.
Il petrolio, invece, consolida sopra i 60 dollari al barile. Il Wti sale a 60,47 dollari e il Brent a 65,01, sostenuti dalle prospettive di una domanda in crescita e da un quadro macroeconomico che, per ora, appare più solido delle attese.
Il capitolo ucraino resta aperto
A Davos resta aperto anche il dossier ucraino. Secondo il Financial Times, è previsto un incontro tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sul tavolo, un ambizioso piano di investimenti e ricostruzione da 800 miliardi di dollari che coinvolgerebbe Ucraina, Stati Uniti ed Europa.
Al momento, però, non sono attese firme. Pesano le divisioni tra Washington e Bruxelles, le incertezze legate al quadro geopolitico e il rifiuto della Russia di accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Kiev e dell’Unione europea.
Tra politica e mercati
Il rimbalzo delle Borse riflette, ancora una volta, la capacità dei mercati di distinguere tra la dimensione retorica e quella operativa della politica americana. Le tensioni restano sullo sfondo, ma per ora prevale l’idea che, dietro gli annunci, continui a esserci spazio per il negoziato.
Una tregua fragile, più finanziaria che politica, che tiene i listini in salita ma lascia aperti molti interrogativi sul futuro degli equilibri globali.
Le reazioni politiche in Italia
Il dibattito sulle mosse di Washington e sulle ricadute europee si riflette anche sul fronte politico interno, dove l’opposizione attacca la linea del governo. In Aula, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha criticato duramente l’assenza della presidente del Consiglio dal confronto parlamentare alla vigilia del Consiglio europeo. «È allucinante che Giorgia Meloni non venga a riferire su cosa dirà oggi in Europa – ha dichiarato – mentre lo scenario è sempre più chiaro: Trump minaccia, Rutte tratta e la presidente del Consiglio si finge morta, mandando avanti tre ministri che dicono cose diverse». Secondo Appendino, Meloni avrebbe scelto un ruolo da spettatrice, «al massimo la cronista che va da Vespa a dirci che va tutto bene», incapace però di difendere concretamente imprese, lavoro e interessi nazionali. Sulla stessa linea il Partito democratico, che alza il tiro sul rapporto tra Roma e Washington. Il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, accusa la premier di non riuscire a opporre alcun limite alle richieste americane. «Ammette che l’adesione al cosiddetto Board of Peace pone un problema di costituzionalità, perché incompatibile con l’articolo 11 – osserva – ma invece di chiudere la questione continua a dirsi disponibile». Da qui l’affondo finale: «Vuole forse cambiare i principi fondamentali della Costituzione pur di non dispiacere a Trump?». Un attacco che segnala come, accanto alla partita sui mercati e sulla Groenlandia, si apra anche un fronte politico interno destinato ad accompagnare il confronto europeo delle prossime settimane.
