2 Ottobre 2026, venerdì
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Le ferite del ciclone Harry

Mareggiate devastanti e vento impetuoso al Sud: coste sbriciolate, infrastrutture distrutte e una prima stima dei danni che supera il mezzo miliardo. Le Regioni avviano l’iter per lo stato di emergenza.

Il ciclone Harry rallenta, ma le sue ferite restano ben visibili lungo le coste del Sud Italia. Sicilia, Calabria e Sardegna fanno i conti con una scia di devastazione che ha colpito in particolare i litorali: lungomari sventrati, spiagge cancellate, collegamenti interrotti, abitazioni e attività commerciali invase dall’acqua e dai detriti. Mentre l’ondata di maltempo perde forza, si apre la fase più delicata: la conta dei danni e l’avvio delle procedure per fronteggiare l’emergenza.

In Sicilia la prima stima è pesante. Il presidente della Regione, Renato Schifani, parla di oltre mezzo miliardo di euro di danni e annuncia per oggi, giovedì 22 gennaio, la convocazione di una giunta straordinaria per la dichiarazione dello stato di crisi, passaggio preliminare alla richiesta dello stato di emergenza nazionale. Analogo percorso sarà avviato in Calabria dal presidente Roberto Occhiuto e in Sardegna dalla governatrice Alessandra Todde. Sul fronte meteo, l’allerta scende: da rossa a gialla in Calabria e Sardegna, a verde in Sicilia.

La solidarietà delle istituzioni

La drammatica situazione viene seguita «con attenzione» dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si dice «particolarmente vicina alle comunità colpite» e assicura il sostegno del governo alle popolazioni danneggiate. Nei prossimi giorni il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e il capo dipartimento Fabio Ciciliano si recheranno nelle aree colpite per definire, insieme ai presidenti di Regione, le azioni necessarie al superamento dell’emergenza. Messaggi di solidarietà e vicinanza sono arrivati anche dai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e dal vicepremier Matteo Salvini.

Sicilia: coste in ginocchio e collegamenti spezzati

È la fascia ionica siciliana a pagare il prezzo più alto. Lungomari crollati, spiagge spazzate via, case e negozi sommersi dall’acqua raccontano la violenza delle mareggiate. La linea ferroviaria Messina-Siracusa è ferma: a Scaletta Zanclea il terrapieno che sostiene i binari è stato letteralmente distrutto. In ginocchio anche l’area turistica di Taormina, con stabilimenti balneari devastati, mentre a Giardini Naxos è crollata una parte del molo Schisò.

Nel Messinese si registrano interruzioni di acqua ed energia elettrica e le isole Eolie sono rimaste isolate. Nel Catanese il mare ha colpito duramente i centri costieri: a Riposto e Stazzo le onde hanno abbattuto muri e invaso le abitazioni sul lungomare. A Catania l’acqua ha raggiunto le strade, portando via tratti della scogliera di Ognina e riversando sull’asfalto la sabbia della Plaia. Distrutto anche uno storico ristorante nella spiaggetta di San Giovanni Li Cuti. Decine di famiglie sono state soccorse ed evacuate a scopo precauzionale. «Un fenomeno che non si vedeva da sessant’anni», ha commentato il sindaco Enrico Trantino. Schifani ha ringraziato Protezione civile, volontari, Comuni, vigili del fuoco e forze dell’ordine per l’impegno incessante che ha consentito di evitare vittime.

Calabria: piogge record e lungomari crollati

In Calabria il bilancio è altrettanto preoccupante. A Melito di Porto Salvo la furia del mare ha fatto crollare circa cento metri di lungomare. In diverse aree della regione, in appena quattro giorni, è caduta una quantità di pioggia pari a circa la metà della media annua, con dati che in alcuni casi non hanno precedenti. «Fortunatamente non si registrano né vittime né feriti», ha sottolineato il presidente Occhiuto, mentre prosegue la valutazione dei danni.

Sardegna: spiagge stravolte nel Golfo di Olbia

Anche la Sardegna mostra il volto segnato dall’emergenza. A Olbia le spiagge più frequentate durante l’estate — Pittulongu, Lo Squalo, Bados — appaiono irriconoscibili: montagne di posidonia accumulate sugli arenili e onde che hanno invaso la sede stradale. Il vicepresidente della Regione e assessore al Bilancio, Giuseppe Meloni, ribadisce la necessità di un rapido intervento dello Stato: «È fondamentale che il governo dichiari lo stato di emergenza e metta a disposizione le prime risorse per tutte le regioni colpite».

Ora, mentre il ciclone Harry perde energia, resta il compito più complesso: ricostruire, mettere in sicurezza i territori e restituire normalità a comunità duramente provate da un evento meteorologico di portata eccezionale.

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