Bruxelles accende i riflettori sugli affitti brevi e mette sul tavolo un vero e proprio piano casa europeo, destinato a incidere profondamente sul mercato delle locazioni turistiche. In attesa di una proposta di legge organica, il commissario Ue per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, ha chiarito la linea che l’Unione intende seguire: niente divieti generalizzati, ma restrizioni mirate e potenzialmente molto incisive, soprattutto nelle aree colpite da un forte stress abitativo.
Il primo passaggio sarà infatti l’individuazione delle zone dove la pressione immobiliare è diventata insostenibile, con effetti diretti sull’accesso alla casa per residenti, studenti e lavoratori. È in questi contesti che potrebbero scattare limitazioni stringenti alle locazioni di durata inferiore ai 30 giorni, oggi considerate una delle principali cause della riduzione dell’offerta abitativa a lungo termine.
L’approccio europeo punta a superare la frammentazione normativa che caratterizza il settore, lasciando agli Stati membri e alle amministrazioni locali margini di intervento, ma all’interno di un quadro comune. L’obiettivo dichiarato non è colpire il turismo o azzerare il mercato degli affitti brevi, bensì riequilibrare un sistema che, in molte città, ha contribuito all’impennata dei prezzi e allo svuotamento dei centri storici.
A rafforzare questa strategia arriverà, dal 20 maggio, un nuovo regolamento europeo che imporrà maggiore trasparenza e tracciabilità. Le piattaforme online e i proprietari saranno chiamati a rispettare obblighi più rigorosi di registrazione e comunicazione dei dati, rendendo più semplice il controllo da parte delle autorità e contrastando l’abusivismo.
In attesa che la Commissione trasformi gli orientamenti politici in norme vincolanti, il messaggio di Bruxelles è chiaro: il diritto alla casa torna al centro dell’agenda europea e gli affitti brevi, pur senza essere banditi, non potranno più crescere senza regole nelle aree dove l’emergenza abitativa è ormai strutturale.
