14 Febbraio 2026, sabato
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Groenlandia, Schlein all’attacco: «Meloni non ha il coraggio di dire no a Trump»

Dopo la conferenza stampa di inizio anno della premier, la segretaria del Pd attacca la linea del governo sui rapporti con Washington e sulla crisi artica

L’occasione era di quelle che, secondo Elly Schlein, avrebbero richiesto parole nette e una posizione senza ambiguità. E invece, di fronte alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sull’area artica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe scelto, a giudizio della segretaria del Partito democratico, la strada della prudenza estrema. Troppa. Al punto da apparire, sostiene Schlein, «subalterna» alla linea di Donald Trump.

In un’intervista a la Repubblica, la leader dem boccia senza mezzi termini le risposte della premier durante la conferenza stampa di inizio anno, negando che vi sia stata una reale presa di distanza dalla cosiddetta “dottrina Trump” in politica estera. «Di fronte a dichiarazioni incredibili – afferma – bastava dire poche cose chiare, che non ho sentito: la Groenlandia non si tocca e non si tocca nemmeno l’integrità territoriale della Danimarca». Un messaggio che, secondo Schlein, altre cancellerie europee hanno già lanciato con maggiore decisione, difendendo il diritto internazionale e la sicurezza dell’Unione europea, «che è anche sicurezza italiana».

Per la segretaria del Pd, Meloni avrebbe invece calibrato le parole «per non infastidire Trump», rinunciando a una presa di posizione più esplicita. Un atteggiamento che Schlein considera sbagliato non tanto nei presupposti – «la relazione transatlantica è fondamentale» – quanto nel modo in cui viene interpretata. «Ci si può stare in modo diverso – insiste – non subalterno».

La critica si allarga poi al complesso dei rapporti tra Roma e Washington. Secondo Schlein, un’alleanza solida con gli Stati Uniti non dovrebbe tradursi nel silenzio su questioni cruciali per l’economia e la politica estera italiana. «Non significa minimizzare l’impatto dei dazi su un Paese votato all’export come il nostro, né accettare di togliere le tasse alle multinazionali americane, né tantomeno legittimare la violazione del diritto internazionale».

Nel mirino anche l’impostazione della premier sui grandi dossier geopolitici. «Meloni ha detto che la pace si fa con la forza – osserva la leader dem – ma per noi la pace si costruisce con il dialogo e la diplomazia. Altrimenti resta solo la legge del più forte». Una visione che, a suo avviso, emerge anche nella gestione del tema dei dazi: la presidente del Consiglio si è presentata come “pontiera” tra Europa e Stati Uniti, ma «non mi pare che l’Italia sia stata esclusa dalle misure, anzi: rischiamo di pagarle più di tutti». E su questo, conclude Schlein, «non ha detto nemmeno una parola».

Un affondo politico che riapre il confronto sulla collocazione internazionale dell’Italia e sul margine di autonomia del governo nei rapporti con l’alleato americano, in un contesto globale sempre più segnato da tensioni, equilibri instabili e sfide strategiche decisive.

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