La fuga di Marin Jelenik, il 36enne croato accusato di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio, si è conclusa ieri pomeriggio a Desenzano del Garda, nella stazione ferroviaria. L’uomo, senza documenti e senza una chiara motivazione del suo stato di ricercato, è stato fermato dagli agenti del commissariato locale. “So di essere ricercato, ma non so esattamente per cosa”, ha dichiarato agli agenti. Un mistero che si aggiunge alla brutalità dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità ferroviaria.
La cattura a Desenzano
Il sospetto era stato identificato rapidamente grazie alle tecnologie di comparazione delle impronte digitali, un sistema che ha permesso di ricostruire la sua identità dopo il fermo. Non appena l’immagine di Jelenik è stata diffusa, la sua foto segnaletica è stata riconosciuta da diverse pattuglie. La sua fuga, iniziata subito dopo il crimine, ha avuto fine meno di 24 ore dopo, quando è stato localizzato a Desenzano del Garda. Il croato, già noto alla Polizia Ferroviaria per reati legati al porto di armi da taglio, non aveva legami con il territorio italiano e risultava senza fissa dimora.
La dinamica della fuga
Secondo quanto ricostruito, dopo aver compiuto l’omicidio, Jelenik si era imbarcato su un treno regionale in direzione Milano. Durante il viaggio, aveva assunto comportamenti molesti e aggressivi, tanto che il personale ferroviario aveva deciso di farlo scendere a Fiorenzuola, nel Piacentino, prima delle 20. Lì era stato identificato dai Carabinieri, ma, incredibilmente, rilasciato, poiché non erano ancora state emesse le ricerche ufficiali. Una decisione che avrebbe permesso al presunto assassino di fuggire ulteriormente.
Omicidio senza movente
La vittima, Alessandro Ambrosio, capotreno di 43 anni, è stato brutalmente aggredito senza apparente motivo. La famiglia e gli amici non riescono a spiegarsi l’accaduto: “Mio figlio non aveva nemici, non litigava con nessuno”, ha dichiarato il padre, Luigi Ambrosio, ex ferroviere. Alessandro, laureato in statistica e impiegato come capotreno su treni Intercity, era descritto come un uomo di straordinaria gentilezza e allegria. Un giovane che amava la musica, che trovava rifugio nel Centro Culturale Anzolese, dove suonava con gli amici.
Le parole dei suoi amici risuonano come un tributo alla sua memoria: “Era una persona di una gentilezza incredibile, un uomo che viveva con ironia e goliardia. È completamente irrazionale pensare che una vita così possa finire in questo modo”, si legge in un commovente post pubblicato sulla pagina Facebook del centro culturale.
Il dolore del mondo ferroviario
L’omicidio ha sconvolto l’intero settore ferroviario. A seguito del tragico evento, le principali organizzazioni sindacali – Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell’Emilia-Romagna – hanno proclamato uno sciopero di 8 ore del trasporto ferroviario regionale, dalle 9 alle 17. La protesta, che si terrà in concomitanza con un presidio alle 10 in Piazza Medaglie d’Oro, davanti alla stazione, intende commemorare Alessandro e denunciare le crescenti problematiche di sicurezza. Un fiore sarà deposto in sua memoria e le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente con la Prefettura.
Un dramma che ha lasciato senza parole chi conosceva Alessandro, ma anche un’intera comunità che ora si chiede quale sia il futuro della sicurezza nei trasporti pubblici.
