13 Gennaio 2026, martedì
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Estorsioni per quindici anni e nuove minacce prima di Natale: sei fermati per camorra tra Caserta, Napoli e Como

Operazione dei carabinieri di Capua su decreto della DDA di Napoli: nel mirino il clan Ligato-Lubrano. Un gioielliere costretto a consegne per 70 mila euro; sequestrate armi, esplosivo e contanti.

Un sistema di estorsioni durato oltre quindici anni, riattivato con nuove e pressanti richieste alle soglie delle festività natalizie, è al centro dell’operazione eseguita lo scorso 19 dicembre dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Capua. L’intervento — reso noto oggi — ha portato all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, nei confronti di sei persone, ritenute gravemente indiziate di estorsione tentata e consumata, in concorso, aggravata dal metodo mafioso.

I provvedimenti sono scattati tra Pignataro Maggiore (Caserta), Napoli e Luisago (Como). Gli indagati, secondo gli investigatori, sarebbero esponenti dell’associazione camorristica denominata Ligato-Lubrano, operante nell’area dell’alto e medio Casertano.

Le indagini hanno ricostruito un lungo arco temporale di vessazioni ai danni di un gioielliere della zona. Tra il 2008 e il 2023, la vittima — a seguito di reiterate e insistenti richieste estorsive — avrebbe consegnato al sodalizio criminale oggetti preziosi per un valore complessivo stimato in circa 70 mila euro.

Il quadro si sarebbe aggravato ulteriormente nel corso del 2025. Tra gennaio e dicembre, infatti, gli indagati avrebbero tentato una nuova estorsione, pretendendo la consegna di ulteriori gioielli e di un orologio Rolex del valore di circa 30 mila euro. Di fronte alla ferma opposizione del commerciante, sarebbe emersa — secondo quanto accertato — la volontà di mettere in atto un’imminente azione ritorsiva e violenta, da consumare prima di Natale, per costringerlo a versare altri 50 mila euro in contanti, oltre a nuovi preziosi.

Contestualmente all’esecuzione dei fermi, i carabinieri hanno effettuato perquisizioni personali, domiciliari e veicolari nei confronti di tutti gli indagati. Nel corso delle operazioni, presso l’abitazione di uno di loro sono stati sequestrati 6.600 euro in contanti, ritenuti di dubbia provenienza. In un’altra abitazione sono stati rinvenuti circa 17 chilogrammi di polvere da sparo, un pugnale con lama di circa 20 centimetri e un tirapugni.

Al termine dell’operazione, cinque indagati sono stati trasferiti nella Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, mentre il sesto è stato associato al carcere di Como. I giudici per le indagini preliminari dei Tribunali di Santa Maria Capua Vetere e di Como, dopo gli interrogatori, hanno convalidato per alcuni il fermo disposto dal Pubblico Ministero e applicato per tutti la misura della custodia cautelare in carcere.

Un’operazione che riporta l’attenzione sulla capacità dei clan di mantenere nel tempo il controllo del territorio attraverso intimidazioni e violenza, e sulla determinazione delle vittime che, rompendo il silenzio, consentono allo Stato di intervenire.

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