27 Luglio 2026, lunedì
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Ucraina, l’Europa prova a fare fronte comune: Meloni sull’asse con Usa e Kiev. Bombe russe, aeroporti chiusi in Polonia

Telefonata tra leader Ue e Zelensky alla vigilia del faccia a faccia in Florida con Trump. Notte di raid su Kiev, la Polonia chiude due aeroporti e fa decollare i jet. Oltre un milione di case senza elettricità

Alla vigilia dell’atteso incontro in Florida tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump, l’Europa tenta di ricompattarsi sul dossier ucraino. In una videochiamata che ha riunito i principali leader europei insieme al presidente di Kiev, il messaggio che arriva da Bruxelles e dalle capitali è chiaro: senza unità politica e strategica tra Unione europea, Stati Uniti e Ucraina non sarà possibile avvicinarsi a una pace giusta e duratura.

A ribadirlo con forza è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha partecipato al confronto sottolineando come, in questa fase più che mai delicata, sia indispensabile mantenere una linea condivisa tra alleati. «Solo attraverso una solida unità di vedute – ha spiegato – la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedersi al tavolo dei negoziati», per porre fine a un conflitto che si avvia ormai al quarto anno.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che al termine della call ha affidato ai social il suo commento. L’obiettivo, ha scritto, resta «una pace giusta e duratura che preservi la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina», rafforzandone al contempo le capacità di sicurezza e difesa, considerate parte integrante della sicurezza dell’intero continente europeo. Von der Leyen ha inoltre assicurato che nel 2026 Bruxelles continuerà a mantenere alta la pressione sul Cremlino, sostenendo Kiev e accompagnandola nel percorso verso l’adesione all’Unione.

Dal fronte orientale dell’Ue, il premier polacco Donald Tusk ha insistito su un punto ritenuto cruciale: le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Garanzie che, secondo Varsavia, dovranno essere «specifiche e affidabili», per evitare che eventuali accordi restino lettera morta.

Mentre la diplomazia prova a tenere il passo, sul terreno la guerra non concede tregua. L’Ucraina ha vissuto un’altra notte di pesanti bombardamenti russi, con conseguenze che hanno superato i confini del Paese. In risposta ai raid su Kiev, la Polonia ha fatto decollare i propri jet militari e ha disposto la chiusura temporanea di due aeroporti civili, quelli di Rzeszow e Lublino, come confermato dall’Agenzia polacca per i servizi di navigazione aerea. Secondo la compagnia energetica Dtek, gli attacchi hanno lasciato senza elettricità oltre un milione di abitazioni nella capitale ucraina e nelle aree circostanti.

Dura la reazione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha condannato i bombardamenti definendoli l’ennesima prova della «determinazione della Russia a prolungare la guerra», in aperta contraddizione con ogni ipotesi di de-escalation.

Da Mosca, intanto, Vladimir Putin alza nuovamente i toni. Citato dall’agenzia Tass, il leader del Cremlino ha avvertito che se Kiev non accetterà una soluzione politica del conflitto, la Russia porterà a termine quella che continua a definire “operazione militare speciale” con la forza. Putin ha ribadito la sua versione delle origini della guerra, sostenendo che le ostilità sarebbero state evitate se l’Ucraina avesse accettato il ritiro dalle aree contese.

A complicare ulteriormente il quadro interno ucraino, nelle stesse ore l’Agenzia nazionale anticorruzione (Nabu) ha annunciato l’apertura di una nuova indagine che coinvolgerebbe alcuni deputati. Gli investigatori hanno tentato di effettuare perquisizioni all’interno del Parlamento, trovando però l’opposizione dei servizi di sicurezza. Secondo la Nabu, un’operazione sotto copertura avrebbe smascherato un gruppo criminale organizzato con legami all’interno dell’assemblea legislativa.

Tra pressioni militari, tensioni politiche e tentativi di rilancio della diplomazia, il conflitto ucraino resta dunque sospeso su un equilibrio fragile, in cui ogni mossa – da Washington a Bruxelles, da Kiev a Mosca – rischia di avere ripercussioni ben oltre i confini del Paese invaso.

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