Il gelo torna a scendere sul fronte diplomatico tra Mosca e l’Occidente. All’indomani del vertice di Berlino, che aveva fatto intravedere timide speranze di una possibile de-escalation del conflitto in Ucraina, la Russia respinge senza appello le richieste di una tregua natalizia e ribadisce le proprie linee rosse: nessuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino e nessun compromesso sul Donbass.
A chiarire il clima è direttamente Vladimir Putin, che sceglie toni durissimi nei confronti dei leader europei, liquidati come “porcellini accodati a Biden”. Secondo il presidente russo, l’Europa avrebbe scommesso sul collasso della Russia, sperando di trarre vantaggio politico ed economico da un suo indebolimento. Una previsione che, a suo dire, si è rivelata fallace e che oggi viene pagata con una crescente marginalità nelle decisioni strategiche sul conflitto.
La posizione del Cremlino è netta: non ci sono le condizioni per una pausa delle ostilità, nemmeno in occasione delle festività natalizie, e non esiste spazio per negoziare lo status delle regioni orientali contese. Il Donbass resta, nella narrativa russa, un dossier chiuso, sottratto a qualsiasi mediazione internazionale.
La chiusura di Mosca arriva come una doccia fredda dopo le interlocuzioni diplomatiche avviate a Berlino, che avevano alimentato l’idea di un possibile riavvicinamento, se non altro sul piano umanitario. Invece, dal Cremlino arriva un messaggio opposto: nessuna concessione sotto pressione e nessuna apertura che possa essere letta come un segnale di debolezza.
Nonostante ciò, Kiev prova a tenere aperto uno spiraglio. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che le proposte elaborate insieme agli Stati Uniti sono in fase di finalizzazione e saranno pronte entro pochi giorni. Una volta definite, sarà Washington a presentarle formalmente a Mosca, nel tentativo di riattivare un canale negoziale diretto.
Il quadro che emerge resta però estremamente fragile. Da un lato, l’Ucraina e i suoi alleati continuano a cercare una via diplomatica che affianchi – o sostituisca – il confronto militare; dall’altro, la Russia sembra intenzionata a dettare le condizioni, rifiutando qualsiasi soluzione che non riconosca integralmente le sue posizioni strategiche.
In questo contesto, l’Europa appare sempre più ai margini, bersaglio delle invettive di Putin e spettatrice di un dialogo che, se riprenderà, passerà ancora una volta soprattutto dall’asse Washington-Mosca.
