2 Agosto 2026, domenica
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Trump: «Ci vendicheremo». Usa sotto attacco in Siria, l’Isis colpisce una pattuglia congiunta

Attacco dell’Isis a Palmira, primo dopo la caduta di Assad. Due militari e un interprete uccisi, altri tre feriti. Washington promette una risposta durissima mentre emergono tensioni con le autorità siriane.

«Ci vendicheremo». A poche ore dall’imboscata costata la vita a tre cittadini statunitensi in Siria, Donald Trump rompe il silenzio e promette una risposta senza esitazioni. Parlando ai reporter, il presidente americano ha definito le vittime «tre grandi patrioti» ed espresso le condoglianze alle loro famiglie, lasciando intendere che l’attacco non resterà senza conseguenze.

L’agguato è avvenuto nei pressi di Palmira, nella Siria centrale, ed è stato attribuito allo Stato islamico. A perdere la vita sono stati due militari statunitensi e un interprete che accompagnava una pattuglia congiunta Usa-Siria. Altri tre soldati americani sono rimasti feriti. Secondo il Pentagono, l’assalitore – un cecchino dell’Isis che avrebbe agito come “lupo solitario” – è stato ucciso durante lo scontro dalle forze alleate.

Durissimo il commento del segretario alla Difesa Pete Hegseth, affidato a X: «Il selvaggio che ha perpetrato questo attacco è stato eliminato. Sia chiaro: se prendi di mira gli americani, ovunque nel mondo, trascorrerai il resto della tua breve e ansiosa vita sapendo che gli Stati Uniti ti daranno la caccia, ti troveranno e ti uccideranno senza pietà».

Trump è tornato sulla vicenda anche su Truth Social, ampliando il quadro politico e militare. «È stato un attacco dell’Isis contro gli Stati Uniti e la Siria, in una zona estremamente pericolosa del Paese che non è completamente sotto controllo», ha scritto. Il presidente ha aggiunto che il leader siriano Ahmed al Sharaa sarebbe «furioso e sconvolto» per quanto accaduto, assicurando che «ci sarà una rappresaglia molto grave».

Da Damasco, tuttavia, emergono versioni che lasciano intravedere frizioni. Il portavoce del ministero degli Interni siriano, Nour al Din al Baba, ha confermato che l’attacco è opera di un membro dell’Isis, ma ha anche sostenuto che le Forze di sicurezza interne avevano avvertito in anticipo la coalizione internazionale del rischio di azioni terroristiche. Avvertimenti che, secondo la versione siriana, non sarebbero stati presi sul serio dagli americani.

I dettagli dell’attacco parlano di colpi d’arma da fuoco esplosi contro una pattuglia militare congiunta nei pressi dell’antica città di Palmira. Una fonte della sicurezza, citata dall’agenzia Sana, riferisce che la sparatoria ha provocato una temporanea interruzione del traffico sull’autostrada Deir Ezzor-Damasco e un’intensa attività di velivoli militari nella zona. Elicotteri statunitensi sarebbero intervenuti per evacuare i feriti verso la base di Al Tanf.

L’episodio assume un peso particolare perché rappresenta il primo attacco di questo tipo da quando le forze guidate dagli islamisti hanno rovesciato il governo di Bashar al-Assad e riallacciato i rapporti con Washington. La Siria ha inoltre aderito di recente alla coalizione internazionale contro l’Isis. Un funzionario del Pentagono ha sottolineato che l’agguato «è avvenuto in un’area fuori dal controllo del presidente siriano», ma alcune ricostruzioni mediatiche hanno ipotizzato che l’attentatore potesse appartenere alle forze di sicurezza locali. Un funzionario siriano, citato dall’Afp in forma anonima, ha parlato addirittura di colpi esplosi «durante un incontro tra ufficiali siriani e americani» all’interno di una base.

In questo clima di incertezza e accuse incrociate, il ministero degli Interni siriano ha ribadito che la coalizione guidata dagli Stati Uniti avrebbe ignorato i segnali di allarme su possibili infiltrazioni jihadiste. Un’accusa che rischia di complicare ulteriormente una cooperazione già fragile.

Il quadro regionale resta altamente instabile. Mentre a Gaza la tregua continua a vacillare, sullo sfondo si muove la diplomazia americana. Lunedì 15 dicembre l’ambasciatore Usa in Turchia e inviato speciale per la Siria, Tom Barrack, incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Barrack è anche inviato per il Libano, il cui governo è stato recentemente avvertito da Washington della possibilità di un imminente attacco militare israeliano contro Hezbollah se Beirut non rafforzerà le misure per disarmare il gruppo. Non a caso, la scorsa settimana Netanyahu ha chiesto di essere esentato dal suo processo per corruzione per partecipare a un incontro diplomatico urgente proprio nella giornata di lunedì.

In Medio Oriente, dunque, la tensione resta altissima. E l’attacco di Palmira segna un nuovo, inquietante capitolo, con Washington pronta a trasformare le parole di Trump in azioni sul terreno.

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