5 Luglio 2026, domenica
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Ritardi nei pagamenti agli avvocati, la Cedu condanna l’Italia: Serracchiani attacca Nordio

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo bacchetta l’Italia per i ritardi nei pagamenti agli avvocati del gratuito patrocinio. Critiche del Pd al ministro Nordio e al governo Meloni.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pronunciato una condanna netta nei confronti dell’Italia, sottolineando ritardi che possono arrivare fino a quattro anni nel pagamento degli avvocati incaricati di difendere persone non abbienti, ammesse al patrocinio a spese dello Stato, nei procedimenti penali e civili. Una situazione che, secondo gli esperti della Corte, non è frutto di negligenza individuale ma di problemi strutturali radicati nella macchina amministrativa: cancellerie sovraccariche, personale insufficiente e carenze di fondi adeguati.

«Mentre il Parlamento discute di una riforma costituzionale che rischia di essere costosa e inefficace, la Cedu mette nero su bianco l’inefficienza dello Stato nel garantire un diritto fondamentale: il diritto alla difesa», ha dichiarato Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico.

La deputata non ha esitato a sottolineare come, di fronte alla richiesta di dati statistici aggiornati necessari a comprendere l’entità reale del problema, il governo non abbia fornito le informazioni richieste. «Presenteremo un’interrogazione al ministro Nordio chiedendo spiegazioni», ha aggiunto Serracchiani, denunciando quella che definisce una mancanza di responsabilità politica.

L’attenzione del Pd è rivolta anche alle conseguenze pratiche della condanna: si prevede che molti avvocati potrebbero rivolgersi alla Cedu per ottenere giustizia, con un inevitabile aggravio dei costi a carico dei contribuenti. Una dinamica che, secondo Serracchiani, sembra non destare alcun interesse né nel ministro Nordio né nella presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnati invece a portare avanti la riforma costituzionale.

Secondo il Partito Democratico, il caso mette in luce una contraddizione evidente: mentre si concentrano energie e risorse su una revisione costituzionale, restano irrisolti problemi concreti e urgenti della giustizia quotidiana, con un impatto diretto su cittadini, avvocati e finanze pubbliche. La sentenza della Cedu, spiega Serracchiani, è un campanello d’allarme che denuncia l’incapacità dello Stato di garantire tempestività e correttezza nelle procedure essenziali, con effetti che rischiano di riverberarsi sull’intero sistema giudiziario nazionale.

In sintesi, la condanna europea non è solo un richiamo tecnico, ma un monito politico: la riforma della giustizia non può prescindere dall’efficienza amministrativa e dal rispetto dei diritti fondamentali, senza il quale ogni intervento costituzionale rischia di restare puramente simbolico.

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