L’indagine che da mesi scandaglia la gestione dell’urbanistica a Milano segna un nuovo passaggio decisivo. Questa volta nel mirino della Guardia di finanza finisce un edificio in una delle zone più delicate e simboliche della città, a due passi da Brera. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito il sequestro preventivo di un complesso residenziale di lusso in via Anfiteatro 7, dando seguito a un provvedimento del giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini, su richiesta dei pm Giovanni Petruzzella, Mauro Clerici e Giovanni Filippini, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano.
Il cantiere, parte del progetto “Unico-Brera”, occupa un’area rimasta vuota dal 2006, quando venne demolito un edificio settecentesco composto da due corpi di cinque e tre piani. Al suo posto sono sorti due nuovi blocchi, uno di quattro e l’altro di undici piani, per un totale di ventisette appartamenti e un’altezza che sfiora i trentacinque metri. L’intervento, secondo la Procura, avrebbe seguito un percorso irregolare sin dall’origine.
Il provvedimento di ottanta pagine ricostruisce nel dettaglio le tappe di un iter che i magistrati ritengono viziato da abusi edilizi e da ipotesi di falso. Il meccanismo contestato è quello già emerso in altri capitoli dell’inchiesta: un intervento qualificato come ristrutturazione anziché come nuova costruzione, così da poter procedere con una Scia, una semplice autocertificazione, evitando l’adozione di un piano attuativo specifico e ottenendo agevolazioni sul fronte degli oneri.
Secondo quanto ricostruito dal gip, la classificazione adottata avrebbe permesso all’impresa costruttrice di beneficiare di uno sconto del 60 per cento sugli oneri di urbanizzazione, versando contributi per circa ottocentomila euro, una cifra ritenuta dagli inquirenti nettamente inferiore rispetto a quanto dovuto. Non solo. Nel decreto si parla anche di un presunto aumento illecito delle cubature e dei volumi della torre, in violazione delle norme urbanistiche e delle disposizioni del Piano di governo del territorio.
Sono ventisette gli indagati in questo filone. Tra loro figurano ex membri della Commissione Paesaggio, organismo che negli ultimi mesi è diventato uno dei punti nevralgici dell’indagine. Fra questi, Giovanni Oggioni, arrestato a marzo per corruzione, e Marco Cerri, progettista di Unico-Brera e già destinatario di una misura interdittiva. Nell’elenco compaiono anche due ex dirigenti comunali, già coinvolti in procedimenti paralleli, e due imprenditori del settore immobiliare.
L’indagine tocca inoltre un architetto, anch’egli ex componente della Commissione Paesaggio, già finito sotto la lente dei pm nel filone che a luglio aveva portato a sei arresti – tra cui quello dell’allora assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, poi revocato dal Riesame e confermato dalla Cassazione.
Secondo quanto riportato nel provvedimento, i membri della Commissione Paesaggio, insieme al progettista e ai dirigenti comunali coinvolti, avrebbero omesso intenzionalmente di rilevare la non conformità del progetto alle norme tecniche vigenti e alle prescrizioni di legge. Una serie di omissioni che, nella ricostruzione della Procura, avrebbero contribuito a far avanzare un progetto giudicato incompatibile con il quadro urbanistico della zona, nel cuore di uno dei quartieri storici più tutelati della città.
Il sequestro del complesso di via Anfiteatro si aggiunge così al mosaico di un’inchiesta che continua ad allargarsi, mettendo a fuoco un presunto sistema di favori, omissioni e forzature destinato, secondo i magistrati, a incidere profondamente sulla trasformazione urbana di Milano.
