22 Settembre 2026, martedì
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Crosetto rilancia sulla leva volontaria: «Non torno indietro. Non è militarizzazione, ma una riserva al servizio del Paese»

Il ministro della Difesa difende il progetto: una formazione civile e militare aperta ai giovani, anche come alternativa alle periferie difficili. «Il Parlamento avrà l’ultima parola. Confronto aperto con tutti i partiti».

Guido Crosetto non arretra di un passo. La leva volontaria, per il ministro della Difesa, non è un esercizio nostalgico né un ritorno al passato. È, al contrario, un tassello progettato per rispondere alle fragilità del presente e alle sfide del futuro. «Sulla leva volontaria non torno indietro», dichiara in un’intervista ad Avvenire, ribadendo che a decidere sarà il Parlamento, dopo un confronto che definisce «vero» e che intende aprire senza preclusioni a tutte le forze politiche.

Crosetto respinge le accuse di voler avviare una militarizzazione strisciante del Paese. La sua visione, spiega, non punta a rimettere in moto un meccanismo di leva obbligatoria, né a imporre un percorso che appartiene a una stagione ormai archiviata. L’obiettivo è un altro: creare una riserva nazionale ampia, strutturata e moderna, capace di affiancare le forze armate non solo in caso di necessità operative, ma anche sul piano civile e sociale.

La riserva immaginata dal ministro non si limita ai profili militari. «Una riserva in cui far confluire esperti di tecnologie, tecnici, militari ausiliari», elenca Crosetto, puntando sulla trasversalità delle competenze come leva per rafforzare il sistema Paese. A questa dimensione si aggiunge un elemento che per il ministro ha un valore strategico e culturale: offrire ai giovani un’occasione di crescita personale, professionale e, per alcuni, una via d’uscita da contesti difficili.

Crosetto insiste su un punto che considera essenziale. Il periodo di servizio volontario, spiega, potrebbe rappresentare un’alternativa concreta alle dinamiche che soffocano le periferie più fragili del Paese, là dove mancano opportunità e dove le organizzazioni criminali sanno intercettare risorse, energie e aspettative dei più giovani. «L’anno di leva volontaria può essere un’occasione di riscatto per tanti ragazzi che non hanno avuto alternative di crescita», sottolinea. E aggiunge: «Potranno scegliere tra i tentacoli delle mafie e le sane regole di vita delle Forze armate».

Il ministro parla di dignità, servizio e senso dello Stato come parole da restituire a una generazione che spesso ha incontrato più porte chiuse che possibilità. Nella sua lettura, la leva volontaria non sarebbe solo un percorso disciplinare e formativo, ma anche un modo per costruire competenze spendibili, grazie a un contesto regolato, sicuro e retribuito. «Potranno contare su uno stipendio guadagnato servendo e formandosi. Una seconda chance», sintetizza.

Il progetto, comunque, resta nelle mani del Parlamento. Crosetto si dice pronto ad ascoltare, mediare, discutere. Ma una cosa la chiarisce senza esitazioni: il punto di approdo non sarà un ritorno alla leva obbligatoria, bensì un modello nuovo, con aspirazioni civili e militari integrate, pensato per rispondere ai mutamenti del tempo e per dare ai giovani italiani uno spazio in cui mettersi alla prova, lontani da retoriche e nostalgie.

Nel dibattito politico, la proposta continua a dividere, ma il ministro non sembra intenzionato a ridimensionarla. La vede come un investimento strategico, un cantiere aperto in cui poter misurare la solidità di un’idea e la sua capacità di incidere nella vita delle nuove generazioni. Per Crosetto, la sfida non è ripristinare una tradizione, ma costruire un’opportunità nuova. Una leva volontaria che diventi, insieme, servizio al Paese e strumento moderno di inclusione.

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