Rimettere ordine nelle priorità della scuola italiana, restituendo centralità alla storia e ai valori che hanno plasmato la civiltà occidentale. È questa la rotta indicata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che in un’intervista a Il Giornale annuncia la prossima firma dei nuovi programmi destinati a materne, elementari e medie. Una riforma che, nelle intenzioni del ministro, mira a ricostruire una bussola culturale chiara per le giovani generazioni.
Valditara ricorre a un esempio volutamente provocatorio per sottolineare lo squilibrio che, a suo giudizio, caratterizza alcuni contenuti oggi presenti nella didattica. “Accade che si studi approfonditamente un felino preistorico vissuto in Messico milioni di anni fa e poi si trascurino Atene, Roma e Gerusalemme”, osserva. L’immagine è quella di una scuola dispersa in un catalogo di curiosità naturalistiche o tematiche marginali, incapace però di offrire agli studenti una mappa coerente delle origini culturali del mondo in cui vivono.
Da qui l’obiettivo dichiarato: far sì che i ragazzi terminino la scuola media avendo chiaro da dove veniamo. “La nostra civiltà nasce da Atene, da Roma, dal cristianesimo, dall’Umanesimo”, ribadisce il ministro, lasciando intendere che i nuovi curricula rafforzeranno lo studio delle radici greche, latine e giudaico-cristiane, oltre che del Rinascimento e delle sue eredità.
Ma la riforma non si limita alla dimensione storica. Valditara annuncia infatti l’introduzione di un elemento che definisce “nuovo”: un percorso sistematico dedicato all’educazione al rispetto e alla costruzione di relazioni corrette. Una scelta che, nelle intenzioni del ministro, ha una valenza non solo pedagogica ma profondamente culturale. “Educare a porre confini al proprio io, educare al rispetto dell’altro è un atto culturale potente”, sostiene. Un gesto che, afferma, va in controtendenza rispetto a una società percepita come sempre più disancorata dai propri valori di riferimento e segnata da individualismo crescente.
L’imminente firma dei programmi apre ora una fase decisiva per la scuola italiana, chiamata a tradurre in pratica un cambiamento che mira a ridisegnare l’asse portante dell’istruzione di base. Se la riforma riuscirà a conciliare tradizione culturale e nuove esigenze educative sarà il banco di prova su cui si misurerà il progetto del ministro: restituire ai ragazzi un’identità culturale solida e, al tempo stesso, gli strumenti per abitare una società complessa senza smarrirne i principi fondanti.
