Dopo oltre due anni di accertamenti e proroghe, la Procura di Venezia ha chiuso l’inchiesta sulla strage del bus precipitato dal cavalcavia superiore di Marghera, a Mestre, nell’ottobre del 2023. Nell’avviso di conclusione delle indagini risultano indagati sette dirigenti del Comune di Venezia, accusati a vario titolo di omicidio colposo, lesioni colpose e stradali e crollo colposo. Non compare invece l’amministratore delegato della società La Linea, Massimo Fiorese, per il quale i pm potrebbero chiedere l’archiviazione.
L’incidente, avvenuto la sera del 3 ottobre 2023, ha provocato la morte di 21 turisti stranieri in vacanza e dell’autista del pullman, Alberto Rizzotto. Quattordici persone rimasero ferite. L’ipotesi iniziale secondo cui l’autista avrebbe perso il controllo del mezzo per un malore è stata esclusa dagli accertamenti della Procura.
Secondo l’avviso di conclusione delle indagini, i pm Laura Cameli e Giorgio Gava sottolineano come la tragedia sia stata determinata da “negligenza, imprudenza e imperizia” dei dirigenti coinvolti, che non avrebbero “programmato, promosso e attivato costanti controlli sullo stato del nuovo cavalcavia di Marghera”. Gli indagati, in relazione ai ruoli ricoperti, non avrebbero monitorato adeguatamente il cavalcavia né predisposto interventi di manutenzione appropriati. La presenza di un varco nella barriera stradale e il deterioramento complessivo della stessa avrebbero contribuito a mantenere una situazione di pericolo strutturale.
La ricostruzione della Procura evidenzia che l’autobus, lungo il cavalcavia, “andò a sbattere sul guardrail posto alla destra della carreggiata per un tratto di circa 50 metri” fino a trovare un varco di circa 2,40 metri, rompendo il guardrail e precipitando dal cavalcavia per circa 15 metri. Il mezzo ruotò su se stesso e prese parzialmente fuoco, causando la strage.
Gli indagati, tra cui i dirigenti comunali Simone Agrondi, Roberto Di Bussolo e Alberto Cesaro, rivendicano la correttezza del proprio operato e la propria estraneità ai fatti contestati. In una nota, i loro legali – Marco Vassallo, Paola Bosio, Giovanni Coli e Barbara De Bias – hanno espresso “meraviglia” per l’attribuzione esclusiva delle responsabilità ai dipendenti comunali, evidenziando che il varco nel guardrail era presente sin dagli anni Sessanta. I difensori hanno inoltre sottolineato che non è stata considerata la possibile rottura dello sterzo del bus, un mezzo praticamente nuovo, evento che avrebbe innescato l’incidente.
Le difese richiamano l’attenzione su anomalie nei tempi di frenata del bus, che per oltre 3,5 secondi dal primo impatto non avrebbe reagito come ci si aspetterebbe, nonostante i ripetuti urti contro il guardrail. Gli avvocati chiedono che tutti gli elementi siano valutati con attenzione, affinché l’incidente venga ricostruito in maniera completa, a tutela degli indagati, delle vittime e delle loro famiglie.
Gli indagati includono tre dirigenti del settore Viabilità del Comune, tre responsabili del servizio manutenzione viabilità terraferma e un progettista incaricato di numerosi appalti di manutenzione ordinaria e straordinaria tra il 2015 e il 2023. Per tutti si prevede una prossima richiesta di rinvio a giudizio.
La chiusura dell’inchiesta segna una tappa fondamentale nell’iter giudiziario di uno degli incidenti più tragici della storia recente della viabilità italiana, ponendo l’attenzione sulle responsabilità istituzionali e sulla sicurezza delle infrastrutture.
