C’è un filo che, per giorni, è rimasto invisibile: quello che univa Tatiana Tramacere, la studentessa di 27 anni di cui non si avevano notizie dal 24 ottobre, a Dragos-Ioan Gheormescu, l’amico che l’ha accolta nella sua mansarda a Nardò. Un filo che si è rivelato solo alla fine, quando i carabinieri hanno ritrovato la giovane proprio in quella casa e hanno ascoltato il racconto dell’uomo, raccolto sia prima sia dopo il rinvenimento.
Gheormescu, visibilmente provato, ha spiegato agli investigatori di non aver agito d’impulso, ma su richiesta della stessa Tatiana. Secondo la sua versione, confermata poi anche dalla ragazza, la giovane lo avrebbe contattato confidandogli un malessere profondo: «Mi ha detto che era giù di morale e voleva isolarsi dal mondo per un po’. Mi ha chiesto di aiutarla perché diceva che ero l’unico di cui si fidava», ha raccontato ai militari.
In quelle parole c’è il cuore della vicenda: una fuga volontaria, pianificata con discrezione, nata dal bisogno di allontanarsi da tutto e da tutti. L’amico sostiene che Tatiana non avesse intenzione di restare nascosta a lungo: «Ancora qualche giorno e poi sarebbe tornata a casa», avrebbe detto la giovane nel chiedergli ospitalità.
A sciogliere ogni dubbio è stata la stessa Tatiana. Dopo i controlli in ospedale, nella notte la ragazza è rientrata a casa e ha confermato la versione di Gheormescu, spiegando agli inquirenti di aver attraversato un periodo difficile e di aver scelto deliberatamente di ritagliarsi uno spazio lontano da pressioni e preoccupazioni.
La vicenda, che per oltre una settimana ha mobilitato familiari, forze dell’ordine e volontari, si chiude dunque con un epilogo inatteso ma rassicurante: nessuna costrizione, nessun sequestro, solo la richiesta di una giovane donna che, per qualche giorno, ha cercato protezione nel silenzio e nella fiducia di un amico. Una storia che ora lascia spazio a un’altra attesa, più intima: quella del ritorno alla normalità.
